A volte ritornano.
Si a volte ritornano le grida di allarme in difesa del nostro ospedale. Negli ultimi anni si rincorrono preoccupanti notizie e smentite. Qualche tempo fa, dopo un lungo silenzio, ci fu anche un sussulto del sindaco, poi è tornato il torpore, quello in cui da tempo vive questa città.
La cardiologia è tra i reparti a lungo sotto osservazione. Già in passato è stata sul punto di essere chiusa per mancanza di medici. L’impegno del Direttore Generale ha impedito che ciò accadesse.
Solo ieri si è diffusa l’ultima notizia. L’apparecchio per il “Test da Sforzo” cardiologico in dotazione al presidio tranese di Trani è stato prelevato e portato in quel di Bisceglie perché pare che lì si sia rotto. Sarà un caso ma ci si chiede che senso ha toglierlo a Trani dove vi sono 4 posti letto attivi, e portarlo a Bisceglie dove non ve ne sono? Torna la memoria a quando vi fu il trasferimento dell’ecografo dall’ostetricia da Trani a Barletta. Ed ora come allora, ci si deve preoccupare? È l’anticipo di qualcosa di più grave?
Il piano di riordino ospedaliero della Regione Puglia, tutto sommato, aveva rassicurato tutti, prevedendo per Trani, solo, la riduzione da 5 a 4 posti letto. In quel di Canosa, dove invece l’UTIC è stato soppresso, c’è stata una sollevazione generale, compreso il Sindaco/Presidente della BAT che in una lettera inviata all’Assessore Regionale non riusciva a “spiegare il perché si chiuda una struttura efficiente ed indispensabile di 4 p.l. per implementarne un’altra ed ancor di più aprirne una ex novo”, nell’ordine ad Andria e Bisceglie. Subito vi è stata la difesa “preventiva” dei politici biscegliesi che sottolineavano che non ci sarebbe alcun collegamento tra la soppressione dei 4 posti a Canosa e la prevista apertura a Bisceglie.
In vero riferiscono che l’UTIC di Bisceglie avrebbe bisogno di almeno 10 medici ed altrettanti infermieri. Attualmente pur non essendo ancora attivo e senza posti letto, vi sarebbero in servizio 4 cardiologi e 7 infermieri. Per contro a Trani, con 4 p.l. attivi, sarebbero in servizio 6 medici ed assegnati solo 3 infermieri. C’è da chiedersi allora con il deficit regionale che costringerebbe a tagliare i costi e che bloccherebbe le assunzioni come sarà possibile attivare a Bisceglie i 4 p.l. di UTIC.
Da sottolineare, inoltre, che a Bisceglie, presso la Casa Divina Provvidenza ed in servizio convenzionato, è già presente ed attiva una UTIC, che effettua anche l’impiantistica di Pace-maker e la riabilitazione cardiologica. Inoltre anche nella vicina Molfetta vi è un’altra UTIC. Ed allora che senso ha aprirne un’altra.
Concludendo, si rinnova le domande. C’è da preoccuparsi?
Dopo l’apparecchio, qualcuno pensa di trasferire anche il personale e sopprimere un reparto efficiente e indispensabile, nell’ospedale di una città “provincia”?
Mimmo De Laurentis - Consigliere Comunale Pd
