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Mercato settimanale, anche questa è una «incompiuta»

A tu per tu con Savino Montaruli, direttore Unimpresa Bat, abbiamo cercato di approfondire temi che stanno a cuore alla maggioranza dei cittadini tranesi, a cominciare dalla scottante situazione del mercato, per finire a parlare della sempre più incerta locazione delle giostre nei periodi festivi e della chiusura domenicale delle strade.

-Si parla ormai sempre più insistentemente dell’ubicazione del mercato e delle condizioni di sicurezza dello stesso, soprattutto dopo la tragica caduta del tir che ha sconvolto tutti i cittadini. Ma se non fosse caduto il tir, a che punto saremmo ora?

Quella è stata la classica goccia che ha fatto si che si parlasse della questione. C’era comunque una condizione di precarietà che sarebbe venuta a galla. La situazione andava comunque affrontata, anche perché noi fummo i primi a pretendere tutti i pareri favorevoli per il trasferimento che è stato fatto lo stesso anche se non c’era quello dell’Anas.

-Sembra quasi che la locazione del mercato nel centro della città sia la soluzione meno problematica, infatti quando fu spostato in periferia voi criticaste questo tipo di scelta. Per quali motivi?

Perché non era ben chiara la motivazione. Si parlò di urgenze, denunce, esposti, ma in realtà noi non abbiamo mai visto nulla di tutto ciò. Non c’è mai stata una prova certa di queste motivazioni.

-Certo è che gli abitanti della vecchia zona mercatale si sentivano reclusi, quasi come se non potessero liberamente entrare e uscire da casa loro. Inoltre c’era anche scarsa possibilità di movimento che impedivano pure interventi di emergenza che, per fortuna, non sono mai stati necessari.

E’ chiaro che la condizione di quel mercato non era ottimale, ma non lo è quella di nessun mercato. Anche la locazione di oggi non è perfettamente a norma. Ma questo è dovuto anche alla scarsa importanza che si dà oggigiorno ai mercati cittadini, alla mancanza di vigilanza per coloro che non rispettano le norme. Tutto questo, ovviamente, ha portato a situazioni, in Via Umberto come nell’attuale locazione, di non controllabilità.

-L’ordinanza del sindaco al riguardo, quindi, deve essere contingibile e urgente. Se si ripetesse un incidente simile a quello del tir, su chi ricadrebbero le responsabilità?

Già da tempo si sarebbero dovute spostare in coda al mercato le 48 bancarelle che si trovano nella zona del crollo, ma poi si sarebbe andati fuori misura. Sono responsabili tutti, anche noi sindacalisti, che non siamo in grado di individuare tutte le situazioni di pericolo e che magari non teniamo conto di tutti i pareri, favorevoli o sfavorevoli. Questo aspetto di urgenza si è rivelato più che altro come un atto di risposta all’Anas.

- Avevate pensato di spostare le bancarelle anche in Via Falcone. Non sapevate, quindi, che lì ci sarebbero stati i duecento ulivi? Il sindaco, comunque, aveva condannato l’idea, ulivi o non ulivi. La sua idea è quella di lasciare il mercato lì dov’è cercando di mandare via coloro che non sono in regola con i tributi. E’ nelle sue facoltà agire in questa maniera?

Tutti riconosciamo la situazione di pericolo, non vogliamo che le bancarelle restino lì a tutti i costi. È stata la stessa amministrazione a paventare la disponibilità di trasferimento in Via Falcone. Se ne parlò all’inizio come soluzione fino al ponticello quando l’assessore Memola e il consigliere PDL Ferri, hanno fatto la loro proposta in sede istituzionale. E’ chiaro, allora, che si tratta di una questione politica perché non ci sono solo problemi di viabilità, ma anche igienico-sanitari per i quali nessun mercato di Trani, e non solo di Trani, è a norma di legge. La responsabilità in questo caso è del sindaco. Questa questione del mercato è un pretesto per attaccare la parte politica avversa.

-Cosa ne pensa, allora, di questa cura dimagrante consistente nello sfoltimento delle bancarelle?

I regolamenti di occupazione del suolo pubblico possono prevedere in caso di reiterato non pagamento la revoca del posteggio. Nel caso non fosse scaduta la prescrizione, si fa una comunicazione all’interessato e gli si dà il tempo di ottemperare. Non è immediata quindi la revoca, è immediata solo quando per tre mesi consecutivi l’operatore è assente e non giustifica l’assenza entro il mese dopo. Ma a Trani le presenze non vengono mai prese e quindi non si potrebbe neanche procedere in questo senso.

-Cosa ne pensa, dunque, degli abusivi che occupano suolo pubblico e chi paga per questa situazione?

Quello che mi interessa è la serietà di discutere di un problema che già c’era. Eravamo compiaciuti che a distanza di anni si siano interessati ad un problema presente da molto tempo. Bisogna controllare sicuramente chi è in possesso di autorizzazione, ma soprattutto chi è ancora interessato al territorio di Trani visto che c’è stato un calo del 60% di consumatori e del 70% di acquisti per motivi logistici di raggiungimento del mercato che, per questo motivo, dovrebbe essere al centro perché non viene visto come un esempio per i cittadini. Anche la pulizia dovrebbe essere fatta con più attenzione, non ci sono vigili urbani, non si considera il mercato un’attività importante. Ecco perché gli ipermercati hanno trovato la loro fortuna nel marketing che nasce proprio nei mercati. Abbiamo chiesto al presidente Ventola e all’assessore Camero la concessione dei nuovi uffici provinciali per un incontro tra gli assessori e il sindaco con gli operatori, che tra l’altro sono i soggetti passivi di un gioco che non gli appartiene.

-Più che una cura dimagrante, allora, servirebbe un tavolo in cui si rimetta tutto in gioco. Via Superga è una soluzione provvisoria e inadeguata, una zona in cui il traffico deve fluire, così come in Via Falcone. Si poteva pensare, per rimanere in centro, all’aria di Torrente Antico, ma manca il sottopasso e l’area presenta problemi di carattere idrologico. Saremmo quindi nel campo di qualcosa meno di un’ipotesi. Possibile che non si riesca a sfruttare quest’area?

E’ un problema di tutte le città, quello delle aree attrezzate, sono poche le città che riescono a risolverlo. Il problema è che le responsabilità hanno nomi e cognomi ben precisi. I piani regolatori generali avrebbero dovuto contenere le aree mercatali e polifunzionali, attorno alle quali la città si sarebbe dovuta sviluppare. È lo stesso problema dei parcheggi perché le aree sono state sfruttate dalla costruzione edilizia. Anche se si dovessero realizzare queste aree, comunque, ci sarebbero tantissime difficoltà con gli operatori che non potrebbero utilizzarle ogni giorno e sarebbe difficile riuscire a trovare chi potrebbe gestirle. Si sono persi momenti in cui l’economia avrebbe potuto facilitare questo tipo di investimento.

-Per quanto riguarda altre aree, allora, avete da fare qualche proposta?

C’è la volontà di individuare un’alternativa anche se c’è il problema degli operatori sotto lo stadio che rimarrebbero isolati e il mercato verrebbe spostato ancora più verso la periferia. Il mercato va spostato, ma bisogna costituire un gruppo tecnico che cerchi le aree, scremi e verifichi di quanta superficie c’è bisogno, anche per la presenza di abusivi, spuntisti, cioè coloro che si prendono i posti degli assenti momentanei, facendo numero. Per individuare le arre bisogna quindi operare una serie di verifiche di natura tecnica.

-Ci auguriamo che non si decida di non decidere. Cosa ci può dire, invece, del mercato alimentare inaugurato in Piazza Madre Teresa di Calcutta?

Per me si dovrebbe ricorrere anche ad un riaccorpamento tra settore alimentare e non alimentare. Abbiamo registrato come primo giorno dei malumori, abbiamo portato gli operatori nella periferia, quindi la loro situazione è sempre precaria. A preoccuparmi, tra l’altro, è una relazione della ASL che ha dichiarato questo mercato non idoneo, così come molti altri mercati. Anche qui è stata fatta un’operazione di emergenza, mentre noi chiedemmo invece un minimo di tempo per verificare i lavori, ma ci fu detto che erano improcrastinabili.

-Passando al luna-park, quale sarebbe la locazione gusta in cui collocarlo? Data l’esistenza di soluzioni sempre provvisorie, cosa si profila al riguardo?

L’anno scorso, al di là delle polemiche religiose, da parte degli operatori fu gradita la possibilità di operare in quell’area con facilità di accesso e movimento che poi crea il consumo. Noi, invece, fummo critici per la provvisorietà e per la situazione non ottimale, con l’ansia di vedersi chiudere da un momento all’altro queste strutture.

-Per concludere, cosa ha da dire in merito alle aperture facoltative domenicali?

Per le città turistiche e d’arte (e Trani è l’unica città in Puglia che ha entrambi i riconoscimenti), da maggio a settembre c’è la chiusura obbligatoria nei giorni estivi e nelle domeniche. Si vedono poche iniziative, però, si risponde poco alle aperture domenicali delle attività perché la domenica la gente anima in maniera importante i centri commerciali. Bisognerebbe lavorare di più dal lunedì al sabato, ovviamente. La nostra città, quindi, è carente di quello che la gente vuole: sicurezza, servizi, qualche area pedonale in più. Il commerciante dovrebbe sopperire, allora, alle carenze dell’amministrazione, ma non si possono chiedere questi enormi sforzi, per esempio, ai poveri commercianti relegati in periferia.

Alessandra Cavisi

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