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Trani, il comitato «Stadio» insorge: «Un vincolo inspiegabile paralizza una città»

Mai come ora è necessario ricordare il significato di “vergogna”: “Profondo ed amaro turbamento interiore, che ci assale quando ci rendiamo conto di aver agito o parlato in maniera riprovevole o disonorevole”.

Abbiamo appreso del secco no alla rimodulazione del vincolo esistente sul muro di cinta di villa Bini, espresso dal Ministero dei beni culturali e paesaggistici, e trasmesso al sindaco di Trani per il tramite del Sovrintendente di Bari, architetto Buonomo.

Spontaneo il disappunto dei residenti, seguito immediatamente dall’espressione: «È vergognoso!» 

Profonda è la delusione di fronte ad un “no” che fa crollare in un baleno la speranza coltivata in questi anni, che ci proiettava verso la realizzazione di un’opera, il sottopassaggio veicolare e pedonale,  tanto necessaria quanto strategica per il quartiere e la città.

I cittadini molto semplicemente si chiedono:

-come mai un muro mai curato, fatto di semplici tufi fatiscenti, può essere cosi pregiato da permettere  il blocco di un’opera con conseguenti perdite per tutte le attività progettuali fin qui svolte ?  

-come mai nel 2009, di fronte all’abbattimento della ciminiera, ubicata nelle stessa area, che avrebbe potuto rappresentare qualcosa da salvaguardare, in quanto esempio di archeologia industriale, la Soprintendenza ha taciuto o fatto finta di niente?

-come mai la Soprintendenza, di fronte alla sostanziale trasformazione di “Sant’Antuono”, ha sonnecchiato?

Questo “no” alla rimodulazione del vincolo ci pare esagerato e scriteriato, se si considera la soluzione prospettata dai progettisti, e cioè, smontare e rimontare il muro, anziché abbatterlo (sia pure  con un aggravio di costi ricadenti sulla collettività tranese).

Ma un ministero non dovrebbe in primis operare per salvaguardare i diritti  dei cittadini?

A nulla sono valse le nostre ripetute istanze trasmesse anche alla Sovrintendenza di Bari, ricordando come il passaggio a livello costituisse per tutti i cittadini fonte di vessazioni e rischi come:

- difficoltà di attraversamento per mamme con passeggini, anziani, bambini;

- l’incolumità del cittadino va difesa e salvaguardata, e purtroppo la presenza del passaggio a livello non lo consente (in passato si sono verificati incidenti mortali);

- lunghi tempi di attesa. Il nostro è un quartiere in espansione che ad oggi conta circa 8600 residenti, tra cui numerosi studenti i quali, per non arrivare in ritardo a scuola, molte volte passano sotto le sbarre mettendo a repentaglio la propria vita;

- è noto come le sbarre del passaggio a livello siano comandate da automatismi  che sovente vanno in tilt (le sbarre si abbassano e si rialzano dopo pochi secondi, intrappolando macchine e persone tra il panico generale);

- i maggiori costi che la collettività dovrà sostenere, per il continuo procrastinare dei lavori già programmati e finanziati dal 1997.

In conclusione, questi motivi, che rappresentano elementi cardine di una società civile e che si sintetizzano in incolumità del cittadino e migliore vivibilità, devono superare questa assurda condizione di vincolo, così da consentire la realizzazione di un‘opera strategica per la città, per un ordinato sviluppo ed un armonico insediamento nel tessuto urbano.

È stata fatta richiesta di incontrare con urgenza il sindaco, dal quale conoscere le motivazioni del “no” e le soluzioni alternative al progetto originario, che devono essere proposte, discusse con gli organi competenti ed adottate per la soppressione del passaggio a livello e la  realizzazione dell’opera sostitutiva.

Comitato di quartiere “Stadio”

Il presidente. Vito Piazzolla


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