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Ai «Dialoghi di Trani» anche uno spazio su fumetto e satira. Ci sarà pure il «nostro» Giuseppe del Curatolo

Italiano Medio è uno spazio destinato al mondo del fumetto e della satira, in un contenitore culturale unico quale “I Dialoghi di Trani”, vissuto come workshop per realizzare, come obiettivo finale, un foglio satirico vero e proprio.

Che cosa è la satira?

La satira è un’arte antichissima, definita “castigare ridendo mores”, cioè il mostrare alla pubblica opinione aspetti criticabili di persone o costumi attraverso il riso, che diventa così un elemento rivelatore (e magari correttivo) dell’ingiustizia. La satira non consiste nel fare battutacce. Anzi, di solito rivela agli occhi del lettore, in qualche tratto di matita e un paio di repliche, qualcosa che non aveva considerato pur avendo a disposizione le stesse informazioni del satirico. Perché la satira vede cose che gli altri non vedono. E soprattutto (cosa che da sempre affascina della satira) ride e fa ridere di cose tutt’altro che divertenti. Detto questo, come deve essere la satira? Obiettiva e imparziale, o faziosa e mirata? Elegante e di buon gusto, o spietata e volgare? Se ne discute da sempre, da quando, dopo che per anni, in Italia, non esisteva una satira disegnata, esplose a valanga e nacquero riviste indimenticabili come “Il Male”, “Zut”, “Tango”, “Cuore”, “Avaj”, “L’Eco della Carogna”, “Boxer”, “Il Clandestino”. L’ultimo tentativo è stato “M”, ma è durato poco. E nacque anche una generazione di autori ‘cattivi’, i più tuttora attivi, tra cui, tanto per fare dei nomi, spaziando a casaccio… Sergio Staino, Altan, Vauro, Vincino, Angese, Roberto Perini, ElleKappa, Andrea Pazienza, Stefano Disegni (in versione solista o in coppia con Massimo Caviglia), Danilo Maramotti, Riccardo Mannelli, Forattini, Giannelli, Enzo Lunari, Giuliano, Massimo Bucchi, Pericoli e Pirella… Se prendiamo la gran parte di questi disegnatori, si riconosce una qualità non suprema ma rara, rarissima, che è la capacità di vivere emotivamente delle idee; è la loro emotività talora isterica, o maniaco-depressiva, o tragifarsesca, questa litigiosità dell’anima che fa di questi Maestri un fenomeno prezioso, un vero accadimento dell’intelligenza. Un patrimonio artistico-culturale da non perdere. Un riso amaro, che è sarcasmo, ironia, umorismo nero ma che esprime, attraverso l’arte, il disegno umoristico e lo scherzo, un atto di resistenza: in una società in cui si fa a chi la spara più grossa prendendosi molto sul serio, il fatto che ci sia ancora gente che continua a vedere e a far vedere l’ipocrisia dilagante e che ci ride sopra, mette di buon umore. In quei tempi d’oro, c’era qualcuno che se ne lagnava persino. “Troppa”. “Ripetitiva”. “Volgare”. Appunto. La satira ha le sue leggi, la sua ars poetica, e può osare molti atteggiamenti, modi e stili che non si addicono ad altre arti. E’ ripetitiva? Ci fu un tempo, il tempo del sonetto in cui la ripetizione era una gloriosa figura retorica; bisognava ripetersi, e possibilmente quasi alla lettera. Ripetersi su di uno spazio breve non è una iterazione, è un ritmo, una monotonia calcolata. Prendendo ad esempio il corsivo, un genere naturalmente incline al satirico, il corsivo è per eccellenza ripetitivo, e deve esserlo. In più, a vantaggio della satira disegnata c’è la rapidità; una battuta con disegno è una folgore, a leggere ci si mette più tempo. E’ volgare? La volgarità è la finezza della satira; la satira non può rinunciare alla volgarità. Certo, la volgarità disegnata ha le sue leggi, e non è opportuno violarle, anche quando della volgarità e della brutalità un satirico fa il suo stemma. E’ troppa? In questo momento non è affatto troppa, benchè l’attuale momento in Italia sia estremamente interessante per la satira: il fatto è che la satira ha oggi a che fare con una fantasia tematica e strutturale straordinaria. Dove va la satira quando un Premier può scherzare sui sinistrati dell’Abruzzo “in campeggio” e può dare del “kapò” a un eurodeputato tedesco (l’ormai storico “la proporrò per un ruolo di kapò”) mentre la satira viene immediatamente additata come indegna ed immorale? Certo è che la satira non si arrende: se si cercano su internet parole chiave come Staino e Vauro, si trovano quasi esclusivamente proteste, accuse, scandali che i vignettisti hanno provocato con un semplice disegno e due battute. Si può parlare di una libertà di stampa anche per i vignettisti satirici che pubblicano nei giornali? In principio sì: una vignetta è un commento disegnato, spesso molto più chiaro ed incisivo di un lungo articolo di analisi. Eppure le vignette satiriche non sono esenti da scandali e denunce, né tanto meno dalla mannaia della censura. Per le ragioni storiche che dicevamo, in Italia la cultura della vignetta non è così sviluppata come in altri paesi e molti la prendono come un elemento puramente decorativo dell’articolo, magari non la leggono neanche. Ma forse è solo una questione di rinnovamento del “supporto”. Forse oggi non è più il tempo della rivista satirica, del periodico cartaceo a fumetti, è subentrata la stagione delle “graphic novel” ed è stata forse già superata pure questa: la satira muta ed il linguaggio dei fumetti si sta espandendo nel territorio della saggistica ed è ampiamente usato come strumento per il giornalismo, le inchieste e l’informazione alternativa. Nell’era di internet e delle news multimediali, i “vecchi” articoli, editoriali e reportage possono raccogliere la sfida dell’era digitale con l’aiuto del fumetto. La vignetta è come se ti dicesse: questa è la realtà. E la forza della satira e del giornalismo disegnato è proprio questa, quella di provocare il riso (o il sorriso) in una sola immagine. Il riso, si sa, fa bene alla salute, anche quella di un paese. Anzi “una risata li seppellirà”, speriamo, come dicevano nel ’68. Questo è il workshop “Italiano Medio”: un dibattito aperto per confrontare esperienze, tracciare scenari, offrire prospettive per lo sviluppo di questo matrimonio inedito tra “penne e matite”.

Con Giuseppe “Gidicì” del Curatolo (disegnatore, già vignettista di Bombonotizie), Carlo Gubitosa (scrittore e giornalista, direttore Mamma!), Marco Scalia (disegnatore), Nico Pillinini (disegnatore), Vincenzo Sparagna (giornalista, scrittore e disegnatore, direttore di “Frigidaire”), Ugo Delucchi (disegnatore) e Giovanni “Razor” Bruzzo (disegnatore).


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