Nella mattinata di ieri, personale della Polizia Anticrimine del Commissariato di P.S. di Trani, ha proceduto a notificare sette informazioni di garanzia ad altrettante persone le quali, a vario titolo, per fatti commessi nel 2008, risultano coinvolte e, quindi indagate, per aver concorso nel delitto di circonvenzione di incapace, perpetrato nei confronti di un’anziana donna, deceduta a Trani nel settembre 2008.
Tra i destinatari dell’avviso di garanzia, emesso dalla Procura della Repubblica di Trani, a firma del Sost. Proc. Dott. Antonio SAVASTA, spicca anche quello di un Notaio, con studio a Bisceglie, e due suoi collaboratori.
Contestualmente è stata data esecuzione al decreto di sequestro preventivo con cui il G.I.P. del Tribunale di Trani, dott. Roberto OLIVERI DEL CASTILLO, ha disposto il sequestro delle quote relative al patrimonio della defunta donna, illecitamente ereditato dagli indagati.
Come si legge dal decreto, al fine di trarre ingiusto profitto, approfittando della condizione di incapacità di intendere e volere e dello stato di infermità cronica di A. C. donna di anni 78, affetta da demenza senile, gli indagati inducevano la donna a disporre dei suoi beni in loro favore.
La circonvenzione si concretizzava quando venivano raccolte le ultime volontà, acquisite dal Notaio come disposizione testamentaria, nell’agosto del 2008, presso l’ospedale di Trani, dove l’anziana donna si trovava in condizione di assoluta incapacità.
L’obiettivo era quello di revocare la precedente disposizione testamentaria (testamento olografo) in favore del compagno M.C. morto pochi giorni prima, in stranissime circostanze e su cui sono ancora in corso indagini da parte della Procura della Repubblica di Trani.
Infatti, dopo due settimane dalla predetta disposizione testamentaria, che attribuiva il totale patrimonio nei confronti del figliastro, C.N. (che a sua volta poi rinunciava in favore dei figli), l’anziana donna moriva.
Le indagini esperite dalla Polizia Anticrimine di questo Commissariato, coordinate dal Sost. Proc. Dott. A. SAVASTA, hanno fatto emergere i lineamenti di una vicenda dai tratti inquietanti.
In data 12.08.2008 moriva M.C. di anni 70, convivente della predetta A.C. . Un suicidio su cui vi sono indagini in atto, giacché improvviso ed inaspettato atteso che l’uomo, fino a quel momento, non aveva mai dato segni di squilibrio o palesato intenzioni suicide, ne tanto meno era sottoposto a cure mediche basate su farmaci che avrebbero potuto influenzare il suo stato mentale.
M.C. da vari anni aveva cura delle condizioni fisiche precarie e gravi della compagna A.C. , alla quale era legato sentimentalmente da trent’anni, con l’aiuto sporadico di badanti.
Emergevano altresì condizioni di disinteresse del figliastro e dei figli di quest’ultimo, interessati più a pretese economiche e ad un’eventuale eredità della de cuius che alle sue condizioni di vita che ormai erano degenerate e particolarmente gravi.
Solo le attenzioni del suo compagno consentivano alla donna, affetta da demenza senile, di sopravvivere.
La stessa A.C., quando le condizioni patologiche non erano ancora degenerate, disponeva del suo patrimonio nella misura del cinquanta per cento in favore del suo figliastro e nel rimanente cinquanta per cento in favore dell’uomo che l’aveva amata ed accudita per circa trent’anni (circostanza questa nota ai parenti).
Appena deceduto M.C., si sarebbe presentato il problema del testamento olografo, che per rappresentazione avrebbe favorito la figlia di M.C. ed in ogni caso sarebbe insorta la successione ab intestato coinvolgendo anche fratelli e sorelle dell’anziana donna.
Secondo quanto emerso dalle indagini, l’anziana donna, ricoverata in ospedale, senza che fosse a conoscenza della morte del compagno M.C. , veniva visitata presso la struttura ospedaliera dal figliastro C.N. e da un notaio di Bisceglie C.P., il quale otteneva una disposizione testamentaria in favore del figliastro con modalità sulle quali molte sono le perplessità, ovvero tra le 20,00 e le 21,00 di un giorno di fine agosto del 2008, senza alcuna autorizzazione medica, con la paziente in stato soporoso.
Redatto il testamento, su richiesta dei parenti, l’anziana donna veniva dimessa dall’ospedale subito dopo e, a causa delle condizioni patologiche e di sofferenza disastrose, decedeva in data 04.09.2008.
Dagli elementi raccolti è emerso che il figliastro C.N. aveva di certo interesse ad eliminare la disposizione testamentaria precedente che per effetto della rappresentazione avrebbe fatto beneficiare la figlia dell’erede universale pre morto.
Era necessario a tutti i costi ottenere una nuova disposizione testamentaria che revocasse la precedente e favorisse i parenti (figliastro e figli di quest’ultimo).
La donna, tuttavia, non era più in grado di discernere le condizioni in cui si trovava, né sapeva del decesso del compagno, quindi non v’era motivo di revocare la precedente disposizione resa con la consapevole volontà.
Emergono nella vicenda, anche attraverso le dichiarazioni del notaio e di un medico, di tenore sconcertante, gravi responsabilità dei predetti professionisti, i quali hanno reso possibile l’approfittamento dello stato di incapacità della stessa ed il concretarsi del proposito criminoso del figliastro.
E’ emerso infatti che la donna era in una condizione patologica tale che non era in grado di esprimere una valida volontà essendo affetta da una grave patologia che ne inibiva la capacità di intendere e volere.
Il Notaio, nonostante la cartella clinica fosse estremamente esplicativa sulle condizioni della donna, basandosi sulla lettura di un semplice certificato medico, non ha approfondito le condizioni della A.C. nonostante il quadro clinico chiaramente compromesso, e non ha ritenuto di informarsi presso il primario o un medico della struttura dove era ricoverata. Il caso vuole che dopo la modifica del testamento la donna viene dimessa su richiesta dei congiunti e decede dopo pochi giorni.
Da quanto evidenziato dalle investigazioni, il Notaio sembra si fosse basato su dei cenni di apparente consenso che potevano essere anche indotti dalla circonvenzione effettuata dai parenti interessati all’eredità.
Altrettanto grave l’operato del medico (la cui posizione è al vaglio degli inquirenti) che ha emesso il certificato (non trattandosi di specialista, né di medico di base, né di medico ospedaliero responsabile del ricovero) che si è limitato a indicare una patologia non grave senza una approfondita diagnosi.
L’utilizzo di soggetti qualificati ha reso possibile il piano criminoso di C.N. e dei suoi figli, i quali approfittando della grave negligenza dei predetti (o addirittura agevolati) ottenevano il risultato da loro voluto.
A seguito dell’evidente quadro indiziario, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trani dott. Roberto OLIVERI DEL CASTILLO, su richiesta del Sostituto Procuratore dott. Antonio SAVASTA, al fine di evitare il pericolo di incremento delle ulteriori conseguenze del reato, attraverso l’ottenimento da parte degli indagati dei profitti della condotta, ovvero dei cespiti ereditari provento di circonvenzione, nominando un commercialista quale amministratore giudiziario ad hoc, emetteva un decreto di sequestro preventivo dei seguenti immobili siti tutti a Trani:
- hotel a tre stelle, con capacità ricettiva di 28 stanze tutte con aria condizionata, sito in prossimità del Lungomare di Trani (quota di possesso ½);
- abitazione in villino, di 5 vani, sito sul lungomare (quota di possesso ½);
- abitazione, di 3 vani, sita sul lungomare (quota di possesso ½);
- abitazione in villino, di 3,5 vani, sito sul lungomare (quota di possesso ½);
- abitazione in villino, di 3,5 vani, sito sul lungomare (quota di possesso ½).
Il valore complessivo degli immobili sequestrati ammonta ad almeno due milioni di euro.
IL DIRIGENTE PS TRANI
dott. AURELIO MONTARULI
