Dolore composto durante ed al termine delle esequie di Nunzio De Girolamo, l’imprenditore edile assassinato venerdì scorso in un casolare nelle campagne di Bisceglie.
A celebrare il rito, a San Giuseppe, Don Dino Cimadomo, parroco di San Magno, che così si è rivolto all’assemblea e, in particolare, a Lucia, la vedova De Girolamo, ed ai figli, Antonio e Fabio: «Sappiamo bene che le parole in questi momenti non bastano – ha esordito il sacerdote –, ma facciamoci coraggio con la fede. E, soprattutto, non guardiamo al passato ed evitiamo di avvertire su di noi o scaricare su qualcuno sensi di colpa».
Don Dino non rifugge dalle domande che tutti, a partire dai familiari, si sono posti nel momento del delitto. Perché? Perché nessuno ha potuto evitare tale sciagura? Perché Dio lo ha permesso? Se Dio è buono, dov’è? Ecco le risposte che il parroco ha provato a darsi e trasmettere all’assemblea: «Oggi siamo sbigottiti, è vero, ma soprattutto da oggi dobbiamo confidare in Dio e trovarlo in noi e fra noi. Cerchiamo Dio perché il dolore non sfoci nella disperazione, altrimenti faremmo strada al demonio. Dove trovare questa consolazione? Non certo in questo mondo e nei beni materiali. La si trova nella fede – vibra la voce di Don Dino -, e solo così facendo sentiremo che Nunzio vive nella gioia eterna. Nunzio, ne siamo certi – conclude Don Dino -, avrà un posto accanto al Signore nella schiera degli angeli. Se lo sarà meritato per essere stato un onesto lavoratore, che si è speso senza riserve, fino al sacrificio estremo, per assicurare un futuro alla sua famiglia».
Prima della fine del rito funebre, il figlio Fabio si è rivolto al genitore (e forse anche al suo assassino) leggendo con tono fermo: «Papà, davanti a te Dio aprirà due porte, e tu sicuramente entrerai per quella più grande».
