La lunga barba bianca assomiglia tanto a una storia da raccontare e Christian di storie da raccontare ne ha tante. Origine belga, solchi sorridenti sotto gli occhi e con la testardaggine di un bambino per scoprire il mondo.
Da nessuna parte si è mai letto il nome di quel prigioniero liberato dalle catene dell'ignoranza nella caverna mitologica di Platone, perchè quel prigioniero nome non aveva.
Eppure oggi potremmo chiamare questo prigioniero Christian Van Limbergen, dargli una sessantina di anni, una bicicletta e lasciarlo libero. Ha lavorato per tantissimi anni in una miniera, ha picconato rocce e caverne per anni, ha ancora le mani indurite da quel lavoro e dalla tanta strada che ha percorso fino ad oggi.
Un bel giorno riuscì a strapparsi da quelle "catene" del lavoro in miniera e iniziò a vagare in bicicletta. Era un bel giorno di 22 anni fa, quando ancora la barba non era così lunga, quando ancora non si era operato per 5 volte alle gambe e ai piedi per problemi conseguenti i tanti chilometri percorsi e soprattutto era un bel giorno di 22 anni fa quando ancora aveva un solo quaderno e non era pieno di 32.700 firme, una per ogni Comune o città visitata.
Perchè? Cosa spinge un uomo a fare una scelta così drastica di vita? Magari un giorno vorrà tornare in miniera per parlare ai suoi colleghi, se ancora sono lì, o per parlare ai nuovi operai della miniera e spiegare loro che la vita ha una dignità e una bellezza tutta da scoprire.
Da un anno circa è in Italia, dimostra una conoscenza disarmante dei luoghi che visita e che ha visitato, li ricorda quasi tutti per nome. E nel caso in cui li avesse dimenticati, ci sono ben 10 quaderni pieni di firme a ricordare quante salite, quanti sterrati e quante ruote bucate in questi anni. Un giorno per ogni città, un giorno soltanto. «A volte due, il sabato e la domenica è più difficile perchè i Comuni sono chiusi» ci dice con una voce tranquilla. Non ha la firma dei sindaci di ogni città ovviamente, a Roma ad esempio si è accontentato della firma e del timbro di un agente di polizia municipale che lavora negli uffici.
Gli hanno rubato quasi tutte le biciclette che ha utilizzato fino ad ora. Oggi pedala su una bicicletta regalatagli da uno "sponsor" della Sardegna, vive giorno per giorno sperando di trovare sempre qualcuno buono di cuore. «Dio mi ha guardato per ventidue anni» dice sorridendo sotto quella lunga barba bianca in un italiano quasi impeccabile. Ieri pomeriggio gli operatori del centro Jobel se lo sono ritrovati all'entrata e ha chiesto loro un posto per dormire, «sono uno che gira il mondo in bicicletta» ha detto per presentarsi.
Una vita descritta in così poche parole che comunque sono bastate per farsi aprire le porte e dormire lì per una notte. E non ci sono troppe parole per descrivere la sana follia di un uomo che ha fatto una scelta drastica nella sua vita. Non è fuori dal mondo e ci tiene a precisarlo, ha un profilo Facebook ma si collega solo quando ne ha la possibilità, e a 60 anni suonati è un buon traguardo. Nel pomeriggio si rimetterà in sella per raggiungere Andria, poi Bisceglie e così via fino a Bari. Lascerà l'Italia dopo due anni per andare in Grecia.
Christian fa un po' tenerezza quando prende la sua bici pesantissima e arranca per iniziare a pedalare, poi però l'andamento è lineare e con la schiena curva punta alla prossima meta. Non ci sono musiche di sottofondo quando ci congediamo dalla sua presenza, ma il desiderio di regalargli una canzone del calibro di Redemption Song quando sotto il sole si piegherà per partire un'altra e un'altra volta ancora, è davvero enorme. Si fermerà per un bel po' in Grecia, a Creta. Cercherà una casa e scriverà un libro, con parole cangianti e nessuna scrittura.
Donato De Ceglie
