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Trani, dall'accoglienza alla speculazione. Dal Centro Jobel commentano l'episodio di ieri

Pubblichiamo una nota che ci giunge dal Centro Jôbêl «sull’increscioso e crediamo poco edificante episodio avvenuto con due delle persone ospitate nella struttura e che si sono arrampicate su una gru, valicando per altro le barriere di sicurezza all’interno del cantiere interno alla struttura stessa allestito per la costruzione di spazi nuovi per l’oratorio della Parrocchia S. Maria del Pozzo di Trani».

La struttura del Centro Jôbêl ha accolto dal 1995 ad oggi oltre 500 persone. Una parte di queste persone sono adulti maschi con problematiche psicosociali e senza più riferimenti familiari significativi, per i quali solo in pochissimi casi è stata percepita una retta di affidamento assolutamente minima. Inoltre per i circa 20 utenti con disagio psichico che frequentano quotidianamente dalle 9.00 alle ore 18.30 il Centro Diurno socio-educativo e riabilitativo non è stata percepita, purtroppo fin’ora, alcuna retta ma un contributo da parte del Dipartimento di Salute Mentale della Asl Bat.

Per tutti quelli invece (e sono un numero altissimo) che hanno chiesto accoglienza residenziale a motivo di disagio sociale (senza fissa dimora, perdita del lavoro e dell’abitazione, nuovi poveri a motivo di separazione coniugale, ecc…) è stata data ospitalità totalmente gratuita senza che ci sia stato il contributo da parte di nessun ente. Questo servizio di “frontiera” è stato reso possibile grazie alle risorse economiche derivanti dalla parrocchia, dalla sensibilità di tanti, e da qualche anno anche dal 5x1000.

«Mentre per le persone con problematiche psico-sociali viene offerta anche nei tempi di permanenza un’accoglienza concordata nei progetti individuali redatti con gli enti competenti, per tutti gli altri viene stabilito un tempo massimo di permanenza per dare ospitalità a quanti sono in attesa di poter essere accolti considerate le numerose richieste che ci giungono.

Nello specifico i due ospiti erano stati accolti rispettivamente il 15 aprile e il 27 novembre 2010: al primo erano stati accordati due mesi di accoglienza e al secondo fino al mese di marzo 2011. E’ evidente, che anche a loro, come a tutti, il tempo concordato è stato già abbondantemente prorogato, e per altro, i due ospiti in questione, erano stati ulteriormente preavvisata due mesi fa che entro la fine del mese di maggio avrebbero dovuto lasciare la struttura».

Tuttavia Don Mimmo De Toma, responsabile del Centro Jôbêl, ha dovuto accordare alle due persone una ulteriore proroga «per porre fine a una rimostranza secondo il nostro punto di vista molto “scenografica” e poco sostanziale, proroga che ha però bloccato la possibilità ad altre persone in stato di necessità di essere accolte».

Proroga che come lo stesso Don Mimmo ha sottolineato, davanti a tutte le forze dell’ordine intervenute con i Vigili del Fuoco e il 118, servirà solo a risolvere momentaneamente l’emergenza e che si tradurrà, una volta che i “fari si saranno spenti”, in un problema che, come da sempre per tutti gli altri ospiti fin’ora accolti, si dovrà accollare solo ed esclusivamente il Centro Jôbêl e di cui più nessuno ne parlerà.

«Ultima nota. A tutti gli ospiti è naturale che durante la permanenza nella struttura, proprio perché a dimensione familiare, venga chiesto di collaborare nelle mansioni della casa non trattandosi propriamente di albergo. Non è un caso che certe sceneggiate siano ideate proprio da chi sfrutta la disponibilità dei responsabili, operatori e volontari della casa d’accoglienza con comportamenti di parassitismo sui quali non vogliamo dilungarci oltre e su cui è meglio stendere una coltre di silenzio. Ma nonostante tutto il Centro Jôbêl continuerà ad ospitare chi ne avrà bisogno, ma questa volta, e questo ci è servito da lezione, con qualche dubbio in più e cercando di evitare chi cerca di “approfittare” della troppa benevolenza».

 


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