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Caso Amiu Trani, la questione diventa "eSOTERica". La lettera dell'associazione Io ci sono

Non sembra trovare pace il caso Amiu che ha investito la nostra città nelle ultime settimane. Giunge in redazione la lettera dell'Area Giovani Precari Laureti, l'Agpl, facente capo all'associazione andriese "Io ci sono".

«In un clima politico nazionale talmente sconcertante, talmente disarmante al punto che si rischia (positivamente) che alle prossime elezioni si rechino alle urne solo i candidati e i loro stretti parenti (ammesso che qualcuno abbia ancora voglia di provare ad immergersi nell’acqua fangosa di questa politica), il “caso Amiu” di Trani e la premialità riservata al Presidente dell’Azienda partecipata tranese non dovrebbe suscitare alcun clamore, anche perché queste generose elargizioni sono cosa nota e comuni dappertutto, seppur riservate alla “casta”» scrivono i giovani nella nota.

L'accento dell'associazione non si pone quindi sul premio in sé ma sposta l'attenzione sulla visione etica e "morale" di tutta la questione: «Nessun desiderio, quindi, di esternare un sentimento condizionato politicamente anche perché è noto che “così fan tutti”. Pertanto coloro che volessero buttarla in politica comincino a chiedersi cosa hanno fatto o cosa stiano facendo per debellare questo sistema da tutti avversato ma da tutti emulato.Quello che ci interessa, invece, è raccogliere la rabbia, questa si giusta, incondizionata e comprensibile, di quelli che, anche qui con una forte strumentalizzazione politica, vengono definiti precari; quei giovani che rappresentano una percentuale (di disoccupazione) così alta che dovrebbe far paura a qualsiasi candidato, in campagna elettorale, ma che non è ancora capace di esprimere propri rappresentanti che siano degni di questo nome o comunque di “far paura”. Forse perché anche loro, i precari, in campagna elettorale, si “affidano” alle speranze dell’ eSOTERismo politico. E’ la rabbia di questi giovani senza lavoro e senza prospettive che deve essere colta; é a loro che bisogna spiegare perché. Altro che querele e querelle politiche fine a se stesse».

Poi concludono: «Sono questi giovani laureati ricercatori da 750 euro al mese che hanno il diritto di chiedere e di sapere, perché non a loro? Perché per diventare Presidente di un’Azienda Pubblica, pagata con i soldi pubblici, bisogna essere “nominati” dai politici che, a loro volta, “nominano” altri politici? Perché alimentare il concetto secondo il quale se non conosci nessuno, se non hai santi protettori, se hai opinioni e hai pure il coraggio di manifestarle, se sei sempre te stesso e non sei fan di alcun personaggio, se hai deciso di parlare e difendi fino in fondo la tua dignità sei destinato a restare sempre ai margini? Perché, invece, non è possibile creare condizioni in cui prevalga il merito e la meritocrazia invece della “militanza” e del “servilismo”? Non sappiamo se quei 60mila euro siano stati meritati fino in fondo, forse si o comunque si secondo alcune regole valide. Sicuramente una domanda rimane e a questa domanda non è stata ancora data risposta: per percepire quei 60mila euro è proprio necessario essere stati “nominati”? Cordiali saluti».

 


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