Una casa nascosta costruita sugli scarti delle cave, i cosiddetti cappellacci, una casa all'aperto tra la campagna e le macchine che sfrecciano sulla 16bis. Non c'era nessuno durante la nostra visita, nessuno ci ha accolto, nessuno ci ha fatto visitare le stanze della casa come usanza vuole nel nostro Sud. Le stelle come unico tetto su fondamenta di terriccio e scarti di pietra di Trani.
Siamo in fondo alla Strada denominata Carrara delle Monache, alla periferia sud della nostra città. Da un lato e dall'altro le periferie cittadine sono sempre più abbandonate a loro stesse, nascondendo posti in cui sembra che nessuna legge sia in vigore e che la terra non abbia signori o padroni.
Tante bocce di vetro, tante bottiglie, tutte vuote. Non possono essere rifiuti posizionati in maniera ordinata, al massimo sono pezzi di realtà che rifiutando l'ordine del mondo hanno scelto di costruire il nulla nell'indefinito tutto. Quello che stupisce subito è l'intricato sistema di "tubature" che percorre perimetralmente tutto il terreno passando da alcune conche attrezzate per la raccolta dell'acqua piovana. Pozzetti coperti da incerata tenuta ferma da massi e taniche in serie poste vicino a queste fosse.
Un misto tra un racconto a braccio di Pasolini e il pensiero su carta di un film di Hitchock, con Planet Caravan dei Black Sabbath in testa. Un posto che trova la propria serenità nelle sedie di plastica direzionate verso ovest e nei frigoriferi aperti contenenti stracci. Una bambola impiccata, il massimo del sublime romantico. Alberi di Natale finti piantati nel terreno per quella che sembrerebbe una piantagione di sogni spezzati. Coltivazione precisa di piante selvatiche, uno stendino all'ombra di un piccolo pino.
Non mancano pezzi d'amianto, lattine con residui di materiale infiammabile e pezzi di ferro arrugginiti e pericolosi. Un trullo, la cui entrata è coperta da piante, un tunnel nella montagna più alta di rifiuti e poi tutto quello che resta. Un campo rom che dimostrerebbe l'estrema povertà nella quale sono costretti a vivere? O soltanto il terreno dove un uomo solo ha scelto di immaginare la propria vita? Potrebbe essere anche un rifugio per ragazzini, una sfida alla nostra società, un'alternativa.
Donato De Ceglie
(Foto di Luca Morollo)
