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VIDEO. "Zelig", prima il... vento che non t'aspetti, poi la Trani di Marco & Chicco

“Ventilazione inapprezzabile”. Così riferiva nella sue mitiche telecronache Sandro Ciotti, che abbiamo scomodato perché davvero inapprezzabile è il vento che soffia su piazza Duomo, così da non mitigare, purtroppo, il caldo afoso con sottofondo di cicale cadenti annesso.

È soffiato, però, il vento della polemica per la separazione della piazza in due settori, con cordone aeroportuale divisorio, l’anteriore dei quali è parso essere stato riservato a biglietti comprati in blocco e poi distribuiti. Chi ha pagato il biglietto singolarmente non l’ha presa benissimo, perché si sarebbe aspettato posti numerati a prescindere, fatta eccezione per quelli riservati ad autorità ed addetti ai lavori.

Prima dello spettacolo abbiamo velocemente salutato gli artisti dietro le quinte. Clima sereno fra loro, quantunque Marco Colonna passeggiasse fumando da un lato all’altro dello slargo adiacente la facciata occidentale della cattedrale. Forse pensava a quello che avrebbe detto da lì a poco sul tempio in scena.

Nell’attesa di fare noi i complimenti ai protagonisti dello spettacolo, sono stati i “Senso d’oppio” a porgerli a noi: “Abbiamo visto la vostra video intervista con Marco e Chicco. Divertentissima, ma perché non gli hai dato una microfonata in testa a Marco, visto che l’avevi così vicino?”.

Foto ricordo prima di indossare gli abiti di scena, tripla “m” di rito e via con lo show. “Zelig” a Trani può partire.

Aprono i Senso d’oppio con un bel midley musicomico da Celentano a Zucchero, da Jackson a Brown. Poche parole, molta mimica, Casella-Lattarulo fondano gli applausi in loro favore su pezzi di successi e tormentoni, adeguatamente accompagnati da movimenti vincenti.

Marco e Chicco arrivano a seguire e trovano subito l’incoraggiamento della piazza anche puntando sulle grandi contraddizioni di Trani e, in ogni caso, su una storia che nessuno ci può togliere. E gli applausi scrosciano quando Colonna dà del “cazzone” a colui che ha deturpato con lo spray l’abside della cattedrale, quel simbolo della città che Donato aveva fatto contemplare alla platea con il naso all’insù sottolineandone le meraviglie.

Parlano di storia e personaggi tranesi famosi sui libri e fra la gente, e così a Bovio si oppone il giornalaio Ulisse, a Giustina Rocca Franchino Prosciutto e Ciamella. Parlano di storia e piazze, così che piazza Quercia per Chicco è «una mirabile distesa di pietra di Trani», ma per Marco «la finiranno a settembre con le porte, le panchine e le tribune ed Abruzzese farà fare la preparazione al Trani».

Effetto a sorpresa su grattini: i due comici puntano a porre in rilievo la correttezza della scelta politica di fare pagare i parcheggi e, invece, la gente la commenta con un “buuuh” sonoro quanto basta a destare imbarazzo fra le autorità presenti.

I Mancio e Stigma riportano lo spettacolo fuori dei confini cittadini, trovano il sostegno del pubblico nell’adagio “suona” ed un’ovazione quando definiscono i terroni come “diversamente padani”. Le loro battute su sottofondo blues trovano nel ritmo musicale il migliore strumento per scandirle. Quando, poi, Cammarota, Mancin e Grasso preannunciano la prossima trasformazione negli “Emo”, gli applausi si sprecano e la scoperta è che, ad amarli, sono soprattutto i bambini.

Il “maniaco”, Andrea Sambucco, parla per un’ora fuori campo interferendo sui numeri altrui. A chiamarlo in scena è Francesco Donato, poi lui a sua volta invita sul palco gli Emo, questa volta con i loro veri abiti di scena. I piccoli si avvicinano per fotografare, gli Emo trovano in Sambucco la spalla ideale per esaltarsi nell’esasperazione della loro diversità e nella clamorosa diversità di quello che è apparentemente normale.

I ritmi dello spettacolo live sono diversi da quelli televisivi. Lì gli artisti devono condensare in pochissimi minuti il meglio che possono offrire, mentre in uno show come quello di Trani ognuno ha a disposizione almeno venti minuti fila. I cali di tensione e di attenzione diventano così fisiologici nel momento in cui lo spettacolo raggiunge l’ora e mezzo di durata.

Ma il finale è un trionfo per tutti e per una Trani prossima a sfornare, ad ottobre, anche una “scuola Zelig” tutta sua. Questo spettacolo ha gettato un seme, insomma. Solo per questo Marco e Chicco meritano un grazie di cuore. Ed i complimenti perché, in ogni caso, loro sì che sono stati profeti in patria.

In allegato, ed in home page, il video della parte conclusiva dello spettacolo con il «tutti in scena» ed i ringraziamenti finali.


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