“Il caso dell’ex Franzoni rappresenta l’emblema della politica degli investimenti nel Mezzogiorno, ormai imperniata sulle ruberie e sulla discriminazione nei confronti delle classi sociali più in difficoltà. E’ uno sperpero di denaro pubblico sulle spalle dei lavoratori”.
Il Segretario Generale della UIL di Puglia e di Bari non ha lesinato critiche, nel corso di una conferenza stampa, nei confronti della Franzoni Filati, l’azienda che nel 2007 ha chiuso lo stabilimento tranese, licenziando 130 lavoratori, nonostante avesse utilizzato fondi pubblici (legge 488/92). Come se non bastasse, al danno si è aggiunta anche la beffa. Esiste, infatti, una pratica presso il Ministero dello Sviluppo MIUR che prevede lo stanziamento di 8 milioni di euro circa a favore della Franzoni per un investimento pubblico da realizzare in Bosnia.
“A questo punto sarebbe davvero inaccettabile vedere finire altri fondi pubblici nella casse di un’azienda che ha licenziato 130 lavoratori e che non è disposta a investire sul territorio italiano – ha continuato Pugliese -. Il nostro obiettivo più immediato è cercare di estendere l’accordo di programma del Tac del Salento anche alla Bat, per cercare di rilanciare un settore strategico per l’economia del Nord Barese. Tuttavia occorre che le istituzioni, a cominciare dalla Regione Puglia, offrano una collaborazione fattiva e non si limitino, come fatto finora, ai meri proclami. La ex Franzoni è tuttora appetibile e non può essere lasciata agonizzare assieme alle tante famiglie che quotidianamente vivono lo spettro del licenziamento”.
Il Segretario Generale Uil di Puglia e di Bari - Aldo Pugliese
