«La diocesi di Trani è completamente serena, tanto serena che sarebbe disponibile a rivendere il palazzo agli ex proprietari allo stesso prezzo con cui da loro lo aveva acquistato». Questa, fra le altre, è una delle dichiarazioni rese dal responsabile della comunicazione diocesana, Riccardo Losappio, all’indomani della diffusione dell’avviso di conclusione delle indagini notificato dalla Procura di Trani (pubblico ministero Antonio Savasta) all’arcivescovo, Mons. Giovan Battista Pichierri, al suo vicario, Mons. Savino Giannotti, ed all’economo della curia, Mons. Angelo Dipasquale.
Tutti e tre sono indagati per il presunto reato di usura reale, perché avrebbero acquistato un’ala dello storico palazzo Broquier di via Beltrani (adiacente allo stesso palazzo arcivescovile) a metà prezzo rispetto a quello di mercato (tre milioni anziché i sei rivendicati dagli ex proprietari), approfittando dello stato di bisogono di liquidità da parte dei venditori.
La diocesi, attraverso il suo portavoce, fa invece sapere che tutto è avvenuto nella perfetta regolarità e, anzi le pressioni sarebbero state proprio degli ex proprietari nei confronti dell’ente religioso affinché portasse a compimento l’atto d’acquisto, dopo il quale ricevette anche lettere ed attestati di riconoscenza da parte della famiglia Cirillo Farrusi, ex detentrice del bene.
La diocesi, per la cronaca, aveva progettato di utilizzare l’immobile come mensa Caritas, uffici per la pastorale e luogo di comunità per i sacerdoti.
Invece, a distanza di un anno, sarebbe arrivata la citazione e l’inevitabile apertura di un fascicolo sia civile, sia penale. In curia si dicono pronti a dimostrare in ogni sede la regolarità degli atti sottoscritti e la linearità del loro comportamento. In ogni caso, non disdegnano di restituire il palazzo agli eredi Broquier, tanto da avere affidato loro una procura di vendita per la quale, qualora il bene fosse ceduto ad un prezzo maggiore, la somma eccedente potrà essere da loro anche trattenuta».
