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Cronistoria di una piccola odissea. Tutto il disagio dei viaggiatori fermi alla stazione di Trani

Decine e decine di persone, qualche centinaio i bagagli che si muovevano su e giù per le scale della stazione di Trani. Il treno diretto a Lecce e proveniente da Torino si è fermato nella nostra città alle 7 di questa mattina a causa della guerriglia scatenatasi sulla tratta ferroviaria e poi spostatasi anche sulla strada statale all'altezza di Bari Palese tra gli immigrati ospiti del Cara e le forze dell'ordine.

E le ripercussioni della manifestazione si sono fatte sentire sui viaggiatori che man mano venivano bloccati nelle diverse stazioni. A Trani si è fermato quel treno. Per due ore abbiamo ascoltato i malumori e i momenti di difficoltà vissuti dalla gente ferma in stazione. Fermi dalle 7, nessuno si è reso conto della loro situazione. Da quello che ci hanno detto, i primi "soccorsi" sono arrivati alle 12. Un ritardo dovuto a cosa?

La situazione era chiara sin da subito, la guerriglia e la manifestazione era ben più violenta delle ultime risalenti a qualche settimana fa. Il Cara "poggia" un proprio lato per un lungo tratto sui binari. Se anche la rivolta si fosse placata e gli immigrati fossero stati riportati nel centro, come avrebbero potuto impedire il lancio di oggetti contro i treni? Era palese l'impossibilità di far ripartire i convogli nel breve periodo.

I soccorsi, sempre secondo i viaggiatori, sono arrivati solo dopo alcune telefonate. Sono intervenuti sul posto gli operatori Oer e Croce Rossa Italiana di Trani, la Misericordia di Andria, la Croce rossa, i volontari della Folgore e i Vigili urbani che erano lì già dalle 9. I viaggiatori, per la maggior parte in quel treno dalle 21 di ieri sera, sono stati assistiti e sono state fornite loro bottigliette d'acqua che in breve tempo si sono "riscaldate" pur essendo state poggiate sotto la pensilina.

E non solo l'acqua è divenuta calda, il treno è diventato col passar del tempo un forno, il fetore di ferro vecchio era insopportabile e qualcuno si è sentito male. L'unica soluzione per continuare il proprio viaggio era quella di prendere il pullman ed arrivare a Bari, da lì poi prendere il treno per Lecce, la Calabria o Taranto (le tre destinazioni dei viaggiatori).

In questa situazione si sono accentuate le criticità della nostra stazione e della nostra città: bagni chiusi (quelli del treno erano invivibili e pieni di mosche), nessun agente di polizia ferroviaria (avrebbero potuto avvisare all'istante chi di competenza della situazione) e una Protezione civile organizzata a puntino.

Nessuna mancanza da parte di tutti coloro che sono intervenuti ma sicuramente qualche pecca nell'organizzare la gente. Mancavano punti di riferimento, nessuno sapeva nulla e tutti sapevano qualcosa. La prima regola di chi fa questo per mestiere o volontariato dovrebbe essere quella di non credere di avere la soluzione ed essere gli unici buoni a trovarla. Anche solo la promessa di un panino alle 12.30 da parte delle Ferrovie, come detto da alcuni operatori, ha fatto scatenare l'ira della gente che ha cominciato a sentirsi presa in giro quando questo panino non è mai arrivato.

La gente, stanca per la situazione, ha iniziato ad urlare e ad agitarsi prendendosela con i ragazzi dell'Oer e della Croce Rossa. Gli operatori, incolpevoli nella situazione, avevano poche notizie in merito a quello che la gente avrebbe dovuto fare, tutto quello che potevano sapere veniva detto loro dalla Polizia Municipale che di tanto in tanto faceva la spola tra i primi che erano sul piazzale della stazione (sotto il sole) e gli anziani e le signore con bambini che avevano deciso di rimanere sul treno convinti che sarebbe ripartito di lì a poco.

"Dovete prendere il pullman e arrivare a Bari poi da lì fate quello che dovete fare, prendere il treno e andare a destinazione", notizie impalpabili per persone che ferme da ore non sapevano cosa poteva capitare loro con tanto di bagagli al seguito. Alle 12 è arrivato il primo pullman privato che ha caricato qualche decina di persone ma la maggior parte è rimasta a Trani. "Si ma ci fanno pagare anche il biglietto", le voci che circolavano tra quelli che volevano rimanere in treno fino a che non sarebbe partito erano assolutamente false, i pullman erano gratuiti, l'unico problema: erano pochi. Sono partiti i primi due, poi altri tre e sarebbero ritornati a recuperare gli ultimi.

Si sono lasciati convincere gli ultimi passeggeri dal capotreno donna, una signora che cercava di convincere tutti e forse anche un po' se stessa che una volta arrivati a Bari, avrebbero trovato dei treni speciali che avrebbero portato tutti a destinazione. "A noi bastavano delle certezze, potevano solo dirci: andate con il pullman a Bari e lì in stazione c'è un treno che vi porta a Lecce, Taranto o dove vogliono loro. Noi non possiamo andare a Bari con il pullman con 4, 5 o 6 valigie al seguito e rischiare di rimanere bloccati lì" dice una giornalista di una redazione locale di Torino.

Prima che arrivassero i pullman dell'Stp anche loro hanno inscenato una piccola protesta bloccando il traffico dinanzi alla stazione, i Carabinieri hanno provato a farli ragionare e fortunatamente sono arrivati i bus. Unico rappresentante delle istituzioni l'assessore Michele Scagliarini che ha cercato di difendere la dignità di queste persone inducendole alla calma e un po' la dignità di una città che nel ricordo di questa gente non sarà ad alti livelli.

Per chiudere, un vigile smunto, si dava da fare per aiutare e far entrare quante più persone possibili nel pullman. "Vai vai, entra anche tu. Ok, puoi partire". Il pullman non partiva. "Perchè non parte?", dai finestrini la gente all'unisono, "Manca l'autista", era rimasto fuori.

Donato De Ceglie

 

 

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