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Trani, «in morte di cinquemila libri». Sugli abusivi di palazzo Vischi interviene Mario Schiralli

Il sindaco di Trani, rispondendo in data 20 marzo 2009 ad una mia nota nella quale avevo segnalato che moltissimi libri della biblioteca erano rimasti nella sede di Piazza Longobardi, smorzando così i suoi toni trionfalistici circa l’avvenuta sanificazione di tutto il patrimonio librario e il conseguente trasferimento dei volumi nella nuova dimora, dichiarò tra l’altro che nella vecchia sede “ne giacciono ancora 600, presso palazzo Vischi, della cosiddetta "classe zero" (testi di scarsissima consultazione)”.

Evidentemente “seccato” da chi gli stava rovinando la festa, non si limitò alla precisazione e  sciorinò nei miei confronti  gratuite offese alle quali preferii non rispondere (i nonni ci dicevano di guardare prima da che pulpito veniva la predica). Mi limitai educatamente a fargli notare, da tecnico di biblioteca, che gli era stata riferita una grande castroneria (di proposito o dettata dalle circostanze, non è dato sapere!) da persona rivelatasi poco competente, a proposito dei 600 testi di  “scarsissima consultazione”. Quella stessa persona, però, esattamente due anni dopo, il 27 marzo 2011, sua sponte, o forse per un rigurgito di coscienza, correggerà il tiro e dichiarerà pubblicamente che i libri rimasti nella vecchia sede della biblioteca non erano seicento, ma quasi cinquemila, appartenenti alle classi “2” (storia e atti parlamentari, una raccolta quest’ultima ”oro colato” per i cattedratici di storia contemporanea) e “4” (letteratura antica, moderna e contemporanea).

Quindi cinquemila libri, e non i seicento di scarsissima consultazione dichiarati dal Sindaco, rimasti in balia di insetti (pulci e, sembra, anche zecche), animali (quelli della “Re Manfredi” dissero di aver trovato 23 carogne putrefatte di gatti), umidità ed altro, senza che i facili trionfalismi esternati nel 2009 dall’intero staff amministrativo siano stati nel frattempo ridimensionati.

Un insulto per la nostra città, molto più grave di quell’insulto alla città che il sindaco  stesso aveva denunciato, il 19 febbraio 2009,  durante una sua visita in grande spolvero alla nuova sede,  parlando di atti di  sciacallaggio commessi ai danni della Bovio: «Uno dei motivi per cui decidemmo di sospendere il mercatino delle pulci – sentenziò - è perche ci giunse notizia che, in quel mercatino, venivano venduti libri sottratti alla biblioteca di Trani, un insulto per la nostra città».

Ed al gravissimo insulto per i cinquemila libri lasciati in totale abbandono, si aggiunge ora anche la notizia che palazzo Vischi sarebbe stato abusivamente occupato da una famiglia  (speriamo almeno che sia provvista di carta igienica per i bisogni corporali…).

Il tempo è galantuomo, mi sono sempre detto, convinto che prima o poi qualcuno sarebbe stato sconfessato pubblicamente. E così è stato!

Per cui sarebbe ora che quel  qualcuno scendesse  dall’altare della  immortalità storica sul quale un  suo fedele sodale l’ha già prematuramente paludato e ascoltasse, con umiltà, come si conviene a chi governa, le giuste lamentele della gente e non crocifiggesse le persone solo perché hanno avuto l’ardire di rilevare alcune delle gravi carenze di Trani.

A me, nonostante la «damnatio memoriae» che qualcuno vorrebbe attuare nei mie confronti, rimane un grande privilegio che nessuno potrà mai togliermi: l’essere stato  Direttore della Biblioteca “Bovio”,  per legge e non per raccomandazioni (si informi chi lo mette in dubbio),  per ben 22 anni, più di tutti i miei predecessori e di essermi meritato una miriade di attestazioni tutte documentabili e non…autoreferenziali. Come pure nessuno potrà distruggere i  miei libri, a meno, qualcuno non disponesse un… Fahrenheit 451 di hitleriana memoria.

Parafrasando Marguerite Yourcenar, mi limito a  ricordare a chi legge che le biblioteche sono “granai pubblici dove ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”.

O meglio, è già arrivato!

Dott.Mario Schiralli, già Direttore della Biblioteca “Bovio”

 

 

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