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Trani, caso famiglia sfrattata. Quando la realtà cambia volto

"Signor (...), sono passato questa mattina dalla stazione ma non vi ho trovato". "Si si, quando inizia ad arrivare gente me ne vado in giro". 

Ci dobbiamo scusare con la famiglia sfrattata e con i lettori per aver fornito notizie vere solo in parte. Notizie, quelle date ieri, che ci sono state fornite comunque da fonti ufficiali ed istituzionali poichè noi avevamo perso i contatti con la famiglia.

Ieri abbiamo incontrato casualmente tutto il nucleo familiare in giro per le vie di Trani. C.A. e sua moglie con le bambine ed altre due parenti. "Abbiamo saputo la buona notizia, siete tutti in un centro d'accoglienza fino a che non trovate casa", la nostra affermazione però spiazzava tutti i presenti che subito ci hanno messo in chiaro quello che è accaduto.

Ieri, come potete leggere dal nostro sito, pensavamo avessero dormito tutti in un'unica struttura ed ora fossero alla ricerca di una sistemazione; invece, a quanto pare, la moglie e le due bambine hanno dormito in una casa d'accoglienza a Trani, lui invece (C.A.) ha passato la notte in stazione come altri senzatetto fanno.

La più grande delle due bambine, che fino a quel giorno durante ogni incontro era sempre in movimento e sorridente scherzando con chiunque passasse, ieri era ferma e con lo sguardo spento. Le prime a soffrire questa situazione sono sicuramente le due bimbe.

"Ha pianto tutta la notte ed anche la piccolina (nata da qualche mese, ndr) sente la mancanza di casa" ci ha detto la signora. "Io invece sono per strada, e mi hanno detto che dovrò cavarmela da solo" ha detto C.A. Per lo meno la famiglia è a Trani in un centro d'accoglienza, ma fin quando? Una settimana. Poi, se non dovessero trovare un appartamento, dovranno andare via da lì e molto probabilmente saranno trasferite (solo mamma e figlie) fuori dalla città.

Questa mattina siamo passati dalla stazione per parlare nuovamente con C.A. ma era già andato via alle 7 del mattino, andando in giro aspettando di poter raggiungere le "donne" di famiglia. "Ma nella struttura non posso entrare", ci dice. 

Un caso che diventa sempre più problematico tra fonti ufficiali che vengono smentite dalla realtà dei fatti, assistenti sociali che su nostra richiesta (è successo qualche settimana fa) di informazioni per capirci qualcosa in più ci dicevano di non poter parlare, ed una famiglia abbandonata alla propria disperazione quotidiana.

Ci auguriamo che C.A. trovi un lavoro al più presto. Noi, interrogandoci su quanto possa fare il "giornalismo" in questi casi oltre a denunciare, lanciamo un piccolo appello: se qualcuno avesse un lavoro, un appartamento o un sottano a disposizione per il già citato C.A. si mettesse in contatto con noi o con i servizi sociali facendo riferimento a questa notizia, della quale sono sicuramente al corrente.

d.d.


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