Amor, che dal gentil fabbro si forgia, c'ha nullo amato amar incatena, condusse noi lì sul fortino. Beatrice, la figlia di Folco Portinari (che lavorava con il Banco dei Medici, all'epoca non declassata), se si fosse trovata un amante così "ferroso", avrebbe sicuramente chiesto un anticipo alla morte. Giulietta invece, si sarebbe rasa a zero.
Le donne angelicate, scale al fattore, non ci sono più; oggi le ragazze preferiscono un lucchetto per il proprio amore, o (peggio) una scritta sul muro della cattedrale. Un lucchetto lì sul fortino, luogo deputato alla detenzione dei condannati. Una visione dell'amore degna della pesantezza televisiva di Orgoglio e Pregiudizio in salsa eticosociale d'origine siciliana.
Cosa spinge i giovani d'oggi a chiudere un lucchetto in segno del proprio amore? E chi conserva la chiave? Il mare? E perchè "aggrappare" il proprio lucchetto a quello di altri? Un amore a grappolo, più o meno come quel sentimento provocato dalla "managola".
Affari d'oro per le ferramenta tra spray, lucchetti a doppio carrello, a labirinto, coreani, e una canzone di Tiziano Ferro: e Raffaella è mia. Ma non solo Raffaella, anche Roberta, Tiziana, Guenda, Teresona, Matilde. E se dal ferro si passa alla ruggine è solo una questione meteo, l'amore non si corrode (forse).
Possibile che una moda da libro-film venga riproposta in massa da ragazzi e ragazze? Ed ora il comune a chi affiderà la rimozione? Ci sarà una procedura negoziata? E chi sarà invitato? Chi ha gli attrezzi migliori ed è iscritto all'albo delle associazioni-cooperative-onlus o chi è più sensibile alle tematiche d'amore?
Intanto, "arriva Romeo trafelato che le grida il mio amore sei tu ma qualcuno gli dice di andar via e di non riprovarci più".
d.d.
