«Il ricorso a irrituali procedure per l’affidamento di Euro 822.000 per servizi sociali di grande importanza per il territorio mette in cattiva luce l’operato dell’Ufficio di piano».
Così inizia la lunga ed articolata interrogazione che il capogruppo consiliare del Pd, Fabrizio Ferrante, rivolge e sindaco, assessori, presidente del consiglio, segretario generale e dirigenti comunali.
«Attivare la Porta unica di accesso (229mila euro), la gestione del Centro socio rieducativo (84mila euro), lo Sportello socio-sanitario per immigrati (128mila euro), un Centro aperto polivalente per minori (152mila euro) e la gestione del centro per anziani presso villa Guastamacchia (229mila euro) presuppone – sostiene Ferrante - un minimo di competenza tecnico-amministrativa ed una visione strategica pluriennale che deve coniugare qualità ed efficienza in un settore, quello dei servizi sociali, destinatario di enormi tagli di risorse e disagi per i prossimi anni. I sindaci devono essere molto attenti. Bisogna invece annotare che, così come espone l’Ufficio di piano nelle proprie determinazioni, l’ispirazione al ricorso di tali procedure è da ricercare nel coordinamento interistituzionale (i sindaci di Trani e Bisceglie e gli assessori al ramo), il quale ha ritenuto di non ricorrere ad un terzo settore qualificato, collaudato, in possesso di tutti i requisiti di legge, ma ad un fantomatico “elenco di ditte di fiducia”, detenuto dall’Ufficio di piano, che annovera, a quanto si desume in determina, solo ditte che, come requisito di qualità, posseggono il fatto che “non hanno ancora in essere rapporti contrattuali con l’Ufficio di piano”».
Dalla premessa di carattere generale, Ferrante passa ai quesiti. «L’istituzione di questo elenco quando è avvenuta? E, se avvenuta, c’è stata evidenza pubblica? Quando e come sono pervenute all’Ufficio di piano le richieste di iscrizione delle cooperative con sedi a Gragnano, Bari, Vasto, Torino, Lecce? Quando e con quali modalità (solo) alcune cooperative tranesi hanno avuto accesso ed iscrizione all’elenco? Esiste una determina istitutiva di tale elenco che “certifica” il possesso dei requisiti minimi previsti dalla legge, dal regolamento regionale e dallo stesso regolamento di affidamento dei servizi istituito dall’Ufficio di piano? Esiste un fascicolo, per ogni ente iscritto a tale elenco, dove trovare la necessaria documentazione utile per avere legali rapporti con l’ente pubblico (statuto, iscrizione agli albi regionali, visura camerale con certificazione antimafia, certificati di pregressa esperienza nel settore di intervento, il documento unico di regolarità contributiva, eccetera) e prevista dall’articolo 22 del regolamento regionale su “Requisiti generali per la partecipazione alle procedure di affidamento”?» .
Il capogruppo del Pd prosegue l’interrogazione facendo osservare che «negli atti del dirigente dell’Ufficio di piano (quelli che fissano i criteri, l’approvazione dei documenti e l’impegno di spesa) si determina l’invito alla procedura negoziata di ditte “specializzate nel settore ed operanti nel territorio”. Come mai, invece, sono state invitate ditte che non hanno mai operato del settore, ovvero che non hanno mai lavorato poiché di recentissima costituzione, ovvero addirittura impossibilitate ad operare nel settore dei servizi sociali in quanto, per statuto, possono fare solo pulizie e facchinaggio? Come mai si ricorre ad un elenco non presente in nessun atto di preparazione della gara?»
Sempre secondo Ferrante, «molte ancora sono le perplessità suscitata dalle procedure volute dai sindaci: le modalità di valutazione e affidamento. Non solo la scelta dell’elenco esclude dalla procedura le numerose cooperative ed associazioni tranesi che da tanti anni operano con professionalità sul territorio, non solo comunale, ma viene personalizzata la scelta tra le ditte invitate. Ed infatti, la valutazione multidimensionale non si basa più sui criteri oggettivi di erogazione del servizio, ma sulle caratteristiche soggettive dell’ente. Così viene premiata l’anzianità di iscrizione all’albo regionale (1 punto per ogni anno fino ad un massimo di 20) ben sapendo che molte ditte invitate non sono neanche iscritte all’albo, l’anzianità di iscrizione nel registro delle Onlus (2 punti per ogni anno di iscrizione fino ad un massimo di 20 ) ben sapendo che molte ditte invitate non sono iscritte all’anagrafe, la disponibilità di un immobile con superficie superiore a quella prevista dall’articolo 104 del regolamento regionale ben sapendo che non basta la sola capacità logistica per ottenere il preventivo accreditamento della struttura. Per operare, un centro polivalente per minori deve essere autorizzato preventivamente dal Comune ed iscritto ad un apposito albo regionale. Delle associazioni inviate qualcuna ha la disponibilità di un centro polivalente? E come mai non sono state invitate le cooperative sociali che sono già in possesso di un centro autorizzato dallo stesso Comune di Trani?»
