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Carcere di Trani, è scomparso il magistrato Giovanni D'Urso. Il ricordo della rivolta del 1980

Si è spento nella giornata di ieri Giovanni D’Urso, magistrato impegnato negli affari dell'amministrazione penitenziaria. Di origini catanesi, aveva accettato la direzione dell'ufficio detenuti durante un periodo storico difficilissimo. Il 12 dicembre 1980 i brigatisti lo rapirono scatenando uno degli attacchi più feroci al cuore dello Stato. Mentre era nelle mani dei rapitori, il 26 dicembre 1980 scoppiarono le rivolte nelle supercarceri di Palmi e Trani.

Quello tra D'Urso e il carcere di Trani è un rapporto molto importante: in un comunicato proveniente dal carcere si leggeva, "I proletari prigionieri di Trani organizzati nel comitato di lotta, hanno occupato militarmente una parte consistente di questo carcere speciale e catturato alcuni agenti di custodia. In questo modo i proletari prigionieri di Trani si dialettizzano con le Brigate Rosse trasformando l'aguzzino D'Urso in un loro prigioniero" (v. Rep. 29/12).

La rivolta esplode a 15 giorni dal rapimento del giudice Giovanni D'Urso (addetto alla direzione generale degli affari penitenziari). Tra la rivolta e il suo rapimento quindi, scorrono legami che nessuno può nascondere e proprio in questo periodo accade qualcosa a livello nazionale: un po' di "pubblicità mediatica" per i GIS, il reparto speciale dei Carabinieri, intervenuto per sedare la rivolta.

Dopo un vertice tenuto a Palazzo Chigi, il ministro Sarti diede l’ordine ai GIS di intervenire. Un blitz in piena regola: in poco più di un’ora il reparto speciale dell’Arma aveva liberato gli ostaggi, catturato i sequestratori e ripreso il controllo della struttura, il tutto senza spargimento di sangue. Alle 16.15 alcune aliquote del gruppo si erano calate sul tetto del carcere da due elicotteri con la tecnica del fast rope (discesa veloce). Altri team a terra avevano fatto saltare le cancellate con sette cariche esplosive. Un terzo elicottero coordinava le operazioni. Alle 17, la sirena decretò la fine dell’emergenza.

Il mattino successivo, un noto quotidiano romano, così riportò la notizia ai suoi lettori. “Tre elicotteri sono arrivati all’improvviso, verso le 16.15: uno controllava dall’alto mentre gli altri si posavano sui ‘coperchi’ della prigione. Portavano ordigni paralizzanti e cariche esplosive al plastico. Pochi minuti più tardi, a trenta secondi l’uno dall’altro, scoppiavano i primi ordigni: tonfi sordi, terribili. Si doveva far breccia sui muri e scardinare le cancellate, aprire varchi. Altre deflagrazioni si succedevano a una distanza di tempo impressionante, poiché lasciavano prevedere resistenze ed ostacoli…e tra uno scoppio e l’altro, i rimbombi delle sventagliate di mitra e ogni tanto singoli spari di revolver. La battaglia è stata furibonda. Il raid di Trani ha rivelato, all’improvviso, l’esistenza di un reparto speciale dei Carabinieri, efficientissimo e moderno. La cosa che ha suscitato il più grande stupore non è stata tanto la condotta di tutta l’operazione, peraltro esemplare, quanto che nessuno sapeva dell’esistenza di questi uomini, né chi fossero né quanti fossero”.

Il sequestro D’Urso è noto anche per una estenuante trattativa che si stabilì tra lo Stato ed i terroristi. Pochi giorni dopo il rapimento, il ministro Sarti fece chiudere il carcere speciale dell’Asinara, senza che i brigatisti ne avessero formulato espressa richiesta in cambio del rilascio del magistrato. Chi lo consigliò di compiere quella scelta affrettata, non si rese conto che a quel modo, non avendo i sequestratori più nulla da ottenere, D’Urso rischiava di non essere più rilasciato.

E così le BR dapprima lo processarono condannandolo a morte, poi, non sapendo cosa chiedere in cambio della sua liberazione, chiesero di pubblicare alcuni documenti rivendicativi sulle prime pagine dei giornali. Ma la politica, che aveva deciso unilateralmente di chiudere l’Asinara, ipocritamente rispose che non si sarebbe dovuto cedere al “ricatto dei terroristi”. Grazie alla campagna dei radicali, di Marco Pannella, D’Urso venne alla fine liberato, forse perchè le BR si resero conto di quanta impopolarità avrebbe comportato l’ennesimo omicidio a sangue freddo di un uomo giusto.

Da quell’episodio partì la riscossa dello Stato e la fine degli anni di piombo in Italia.

 


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