Una pagina storica della nostra città diventa film. Le riprese si svolgeranno nel mese di novembre a cura della casa cinematografica tedesca “Gropperfilm Gmbh”, che ha sede a Darmastadt, e che sta pensando ad un documentario sui drammatici fatti del 18 settembre 1943 a Trani, «allorquando – si legge nella delibera di patrocinio all’evento approvata dalla giunta comunale – cinquanta ostaggi tranesi furono liberati dal tenente tedesco Friedrich Kurtz».
Il produttore esecutivo del film documentario, che avrà per titolo «Il miracolo di Trani», sarà Gabriele Pace. Guiderà «un team composto da giovani professionisti, italiani e tedeschi. Il progetto filmico – spiega Pace -, che ha suscitato notevole interesse ed è stato già finanziato a livello europeo, verrà realizzato per le emittenti televisive tedesche Ard e Wdr e, per quelle italiane, Rai e Telenorba.
Questo lavoro, dunque, dovrebbe vedere la luce a sessantanove anni di distanza da quel giorno in cui le truppe tedesche fecero rastrellare, in piazza della Repubblica, cinquanta inermi concittadini a mo’ di rappresaglia in seguito all’uccisione avvenuta il giorno precedente di cinque soldati tedeschi per mano di militari canadesi.
Ma quel massacro, alla fine, non avvenne. Quel progetto criminale si tramutò in un umano gesto di coscienza e responsabilità che risparmiò la città da una carneficina che pareva ormai sicura.
A tramandarci i dettagli e i protagonisti di quella frenetica trattativa è stato, tra gli altri, ed in particolare, il grande Raffaello Piracci nel suo libro “Accadde a Trani nel ‘43”. L’ufficiale tedesco a capo di quello che doveva essere il plotone di esecuzione fu indotto a più miti consigli ed infine mosso a compassione dai suoi interlocutori: il podestà Giuseppe Pappolla, l’arcivescovo Mons. Francesco Petronelli, l’ex segretario politico Antonio Bassi.
Giuseppe Pappolla giunse a chiedere di sacrificarsi lui come primo cittadino in luogo di tutti gli altri. Ma nel frattempo sia lui, sia il cavalier Bassi cercavano di dimostrare e quindi convincere l’ufficiale tedesco, con solide argomentazioni, che stava commettendo un grosso errore, facendo pagare con la vita a persone incolpevoli un delitto avvenuto per mano militare ed in cui quindi la cittadinanza tranese non aveva responsabilità alcuna.
E non meno determinante fu il ruolo che giocò nelle concitate ore della trattativa Mons. Francesco Francesco Petronelli: benedisse tutti ma giurò su Dio che quei cittadini erano innocenti, sapendo fare breccia nel cuore dell’ufficiale insieme con il suo vicario Mons. Raffaele Perrone. Senza dimenticare la disperata corsa di Isabella Terafino proprio verso il palazzo arcivescovile, per implorare il presule affinché intervenisse in favore della vita degli ostaggi, fra i quali vi era anche suo marito.
L’ultimo tassello a questa pagina di storia sarebbe arrivato dall’associazione “Obiettivo Trani” e, segnatamente, da Francesco Pagano, che da una lunga ed accurata ricerca risalì anche al nome dell’ufficiale tedesco: Friedrich Kurtz.
Nel 2005 si tenne una cerimonia in cui furono presenti un soldato superstite, Heino Niehaus, grazie al cui raccolto si apprese il nome dell’ufficiale e fu anche possibile ospitarne a Trani il figlio ed il nipote. Erano lì tre dei cinquanta ostaggi di quel giorno, gli unici rimasti all’epoca viventi: Luigi De Filippo, Giuseppe Scandamarro, Ugo Moscatelli. Adesso arriva il film.
(foto Luciano Zitoli)
