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«La dimensione etica della politica. Così al voto»

Nel pensiero di Benedetto Croce, "coscienza morale di molte generazioni", secondo un'acuta definizione del  filosofo Norberto Bobbio, «La libertà ... è la vera ed unica protagonista della storia. L'azione politica perciò non ha che una sola, universalissima norma: quella della difesa e promozione della libertà, in sé e negli altri» (cfr. C. Antoni, «Il liberalismo di Benedetto Croce», in «Figure del pensiero e dell'azione liberale in  Italia», ed. Eri, Torino, 1954, pp. 74 e 76).

Di conseguenza, la politica deve avere necessariamente una dimensione etica d'ampio respiro, mirata al  perseguire quello che non è solo un corretto "modus se gerendi", ma, anche, un valore assoluto che da senso all'esistenza dell'uomo.

Nell'odierno contesto sociale, in cui è vivo il dibattito sulle finalità della politica, mi è parso, al di là di ogni convinzione ideologica ed operato programmatico, doveroso il fornire un modesto contributo in merito, avvalendomi dell'insuperabile saggezza degli intelletti "praeteriti temporis".

Lo scritto, che segue, vuole essere, anche, un auspicio per la nostra Comunità, la quale è prossima, nel 2012, alle Elezioni amministrative, dalle quali scaturirà il nuovo Consiglio comunale, con a capo il Primo cittadino.

Pertanto, auguri di buon lavoro a tutti i Candidati, nell'ambito di una serena ed ottimale "campagna elettorale", degna delle illustri tradizioni di quella ch'è "L'Atene delle Puglie"!

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La politica, vista nel suo più alto significato, ed in quelle forme alle quali la guidano la filosofia politica (progetto speculativo in continua evoluzione, poiché in rapporto al discernimento delle finalità etiche e pratiche dell’uomo) e, anche, la scienza della politica (studio dei sistemi supportati da una base razionale), è, in definitiva, il "modus agendi et honeste se gerendi", come ricorda l'ottimo Cicerone, per perseguire determinati obiettivi, tesi all'esclusivo bene della comunità».

Marco Tullio Cicerone (106-43 a.C.), oltre che oratore facondo, fu filosofo e politico d'eccezione, come testimoniano, tra le tante, alcune sue opere ("De re publica", "De legibus" e "De officiis"), nelle quali sostenne la perfezione di quello Stato, in cui si favorisca l'armonia delle classi  sociali e si realizzi il saggio equilibrio dei poteri.

Difensore del valore delle leggi, con specifico riferimento al diritto romano, egli scrisse ("De legibus", III, I) che «Ut enim magistratibus leges, sic populo praesunt magistratus vereque dici potest magistratum legem esse loquentem, legem mutum magistratum» («Come le leggi presiedono ai magistrati, così i magistrati svolgono la stessa funzione nei riguardi del popolo; in verità, si può affermare che il magistrato è la legge che parla, mentre la legge è un magistrato  in silenzio»).

Cosa, poi, possiamo dire dei doveri che l'uomo ha verso se stesso e la società? L'illustre oratore lo ricorda in quello che è il suo testamento spirituale ("De officiis"), laddove tratta, in merito alla "res publica", dei rapporti tra l'utilità e l'onestà, delineando, inoltre, dei precisi ammonimenti, in merito, validi "omni tempore locoque".

Scrive, infatti, Cicerone (ib., III, 6): «Ergo onum debet esse omnibus propositum, ut eadem sit utilitas uniuscuiusque et universorum; quam si ad se quisque rapiet, dissolvetur omnis humana consortio» («Pertanto, solo uno deve essere il proposito di tutti, affinché ciò che è vantaggioso per  il singolo, lo sia anche per tutti; qualora uno si appropri del vantaggio comune, l'umana società andrà in rovina»).

Forse, a questi saggi insegnamenti, validi per qualsiasi orientamento pratico ed ideologico, avrà pensato il Presidente Napolitano, quando, forte della sua cultura "super partes", ha rievocato, nel corso della recente cerimonia  svoltasi nel Cuneese, la Figura di Luigi Einaudi (Economista, Docente, Governatore della Banca d'Italia, Deputato liberale alla Costituente, Ministro del Bilancio nel 1947, Presidente della Repubblica dal 1948 al 1955, ed autore, tra i vari scritti, de "II buon governo", del 1954).

Ma, quale dovrebbe essere, nei suoi aspetti pratici, la condotta di un buon politico nell'odierna società? Potremmo, al di là di ogni  orientamento ideologico e di ogni  effettiva scelta politica, anche ricordare, "hoc loco", il "Decalogo" di Luigi Sturzo, promotore di un progetto di rinnovamento dell'economia meridionale, fautore delle autonomie locali e della partecipazione dei cattolici alla vita politica, fondatore del Partito Popolare Italiano (1919) e Senatore a vita dal 1952.

Il suo "Decalogo" (1948), tratto dal "Manuale del buon politico", a cura del Prof. Gabriele De Rosa (Storico, Docente universitario, Senatore e Studioso del Movimento cattolico nell'età liberale), suggerisce, tra l'altro, che un “buon politico” deve promettere poco e realizzare quel che ha promesso, non amare il denaro, rifiutare ogni proposta «che tenda  all'inosservanza della legge per un presunto vantaggio politico» , non circondarsi di adulatori e «non pensare di essere l'uomo indispensabile».

Per evitare che tra gli eletti e la base votante s'operi una frattura, nociva per ogni maggioranza e/o opposizione, il "buon politico" deve propendere più verso il "No" che il "Sì", nutrire la virtù della pazienza (la stessa che Dio ha nei riguardi degli uomini), circondarsi di collaboratori amici, ma non favoriti , «Non disdegnare il parere delle donne che si interessino alla politica», poiché «Esse vedono le cose da punti di vista concreti che possono sfuggire agli uomini», e, infine, «Fare ogni

sera l'esame di coscienza», che «è buona abitudine anche per l’uomo politico».

Per dirla "breviter et summatim", la politica deve riscoprire la sua dimensione etica e puntare, come ha esortato il Presidente Napolitano, "alla nobiltà ed alla dignità".

Anche il Papa, Benedetto XVI, nel contesto della sua visita pastorale in Calabria, ha auspicato un effettivo mutamento  della politica, onde «... promuovere il bene comune», senza l'esclusione di un ricambio generazionale.

Saprà la politica (al di là di ogni convinzione ideologica e di ogni orientamento partitico, pur rispettabili, in un contesto sociale aperto ad ogni democratico apporto pluriculturale e religioso) rinnovarsi concretamente, al fine di mirare con efficacia all'osservanza di un'etica in favore di ogni umano consortium»? È quanto tutti noi auspichiamo.

Filippo Ungaro


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