Se fino ad ora sono stato in silenzio a leggere tutto quanto scritto e riscritto sull’argomento, lasciando solo al Sindaco il compito di chiarire, come bene ha fatto durante la conferenza stampa di ieri, tutti gli aspetti della vicenda, dopo aver letto le dichiarazioni del collega Betti, mi sento chiamato in causa fortemente e non posso non chiarire la mia posizione.
Innanzi tutto intendo prendere le distanze e contesto decisamente un passaggio delle dichiarazioni del collega Betti di particolare importanza per me e per chi, come me, avrebbe votato favorevolmente alla proposta di delibera in ordine alla conversione della qualifica di dirigente da tempo determinato a tempo determinato.
Il collega Betti è certo e sicuro di affermare che la delibera non poteva essere adottata.
Orbene proprio il mio mestiere di avvocato mi insegna quotidianamente il principio secondo cui, a cause delle continue e svariate interpretazioni giuridiche delle norme da parte degli Organi di Giustizia di ogni ordine e grado, non vi è alcuna certezza del diritto.
Per cui mi meraviglia sentire parlare l’esimio collega Betti, che di professione non fa l’avvocato, di certezze giuridiche contrarie alla sussistenza del diritto in favore dei due dirigenti istanti.
Le presunte certezze giuridiche del collega Betti vengono messe in discussione ogni giorno con i recenti orientamenti giurisprudenziali sul punto, che si stanno orientando sempre di più verso l’accoglimento delle tesi di conversione prospettati dal legale dei dirigenti che non al contrario.
Citare l’art. 97 della Costituzione e parlare addirittura di “incostituzionalità della delibera” non solo è assolutamente fuori luogo, ma è giuridicamente impossibile.
La Giunta non è affatto Organo che legifera ma è Organo esecutivo che avrebbe acconsentito ad una ipotesi di transazione della vertenza sulla base del sussistente interesse pubblico alla definizione del contenzioso nell'ambito di una valutazione bilanciata degli interessi coinvolti.
Peraltro la norma dell’art. 97 non può leggersi in maniera limitata.
La norma, difatti, prevede sì nella prima parte che al pubblico impiego si accede tramite concorso; ma la norma va letta per intero: la stessa infatti, nella seconda parte, prevede espressamente: “Salvo eccezioni previste dalla legge”.
Ad ogni buon conto, prescindendo dalle mere questioni giuridiche che poco interessano alla cittadinanza e che sicuramente la annoiano perché poco comprensibili, sfido chiunque a dimostrare che il mio voto favorevole, come quello dei miei colleghi, sarebbe stato determinato da una paventata coercizione del Sindaco Tarantini e non, invece, da una mia sofferta ma quanto mai libera, volontaria e motivata scelta.
Non sono, né siamo (e parlo anche a nome degli altri assessori che avrebbero votato favorevolmente) assessori con la paletta verde da alzare a comando.
Abbiamo anche noi un lavoro e una famiglia; non viviamo di certo dalla politica per cui anche noi, che avremmo votato favorevolmente, avremmo potuto rischiare personalmente e patrimonialmente.
Per quella che è la mia concezione dell’attività di assessore, essa comporta si sacrificio, perché inevitabilmente si sottrae tempo a spazio a lavoro e, soprattutto, alla famiglia, ma nel contempo si ha il piacere e l’onore di rappresentare, si spera degnamente e con onestà, tutta la cittadinanza di Trani.
Mi sforzo solo di fare il bene comune sperando che il bene della città intera possa riverberare i suoi effetti positivi anche su di me e sulle persone a me vicine.
Dal punto di vista squisitamente politico, non mi è parso di leggere alcuna posizione contraria all’adozione del provvedimento da parte degli esponenti del centro sinistra; ho avuto modo di leggere un solo intervento che parlava di inopportunità a prendere questa decisione al termine di questa amministrazione e, quindi, di lasciarla prendere a quella subentrante.
Ma anche in questo caso si parlava di inopportunità e non di illegittimità o illiceità del provvedimento.
Ed infine.
Mi chiedo e chiedo a tutta la cittadinanza di rispondere a quest’ultimo interrogativo: vi sarebbe stato lo stesso clima se i due dirigenti in questione non si fossero chiamati Giuseppe Affatato e Antonio Modugno? Ai posteri l’ardua sentenza.
Tanto dovevo alla cittadinanza al fine di chiarire la mia posizione sull’argomento.
L’Assessore alla Polizia Locale
Avv. Giuseppe Paolillo
