Case popolari subito. Il comitato di lotta ha posizionato manifesti e striscioni già alle 9.50 del mattino davanti al Comune. Una trentina le persone che hanno partecipato alla manifestazione con rabbia e desiderio di una casa.
C'è chi abita in un bar, chi in un garage con gli scarichi della fogna aperti, chi si arrangia nell'appartamento dei genitori, chi aspetta che qualche occupante di uno degli appartamenti nelle case popolari venga arrestato per poterci entrare con la forza.
Le storie e le testimonianze che sono state urlate questa mattina erano agghiaccianti. Il comitato però aveva un obiettivo preciso: parlare con il sindaco o con l'ingegnere Affatato. Verso le 11.50 hanno però ottenuto un confronto con la vice sindaco Giorgia Presen Cicolani.
A coordinare il comitato di lotta è la gente stessa, la presenza di Vincenzo Ferreri di Sel era prettamente "logistica" (sono stati aiutati da Sel solo per gli striscioni e per l'invio dei comunicati stampa), non hanno nessun partito dietro di loro se non quello della povertà.
I presenti hanno contestato al Comune l'indifferenza verso la loro situazione e la costruzione di Iacp. In realtà il Comune avrebbe messo sulla carta la possibilità di costruire un palazzo con 23 alloggi. Il numero delle famiglie però pare molto più numeroso anche perché sono tanti quelli che non si sono aggregati alla protesta.
La Cicolani ha dovuto anche spiegare tutti i motivi del rallentamento nel dialogo tra Comune e Iacp (contenzioso Ici di 800mila euro). Il comitato di lotta però è stato chiaro: "Non ci arrenderemo fino a che non saranno rispettati i nostri diritti".
