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Ekobat, vediamola così

«Terreno vincolato, falda acquifera troppo prossima all’eventuale insediamento, rifiuti sicuramente pericolosi». Tre ragioni forti per esprimere un «no», secco, senza «se» e senza «ma», al progetto di una discarica per rifiuti speciali, proposto dalla società “Ekobat”, da insediarsi in contrada «Casarossa», fra Trani ed Andria.

Questa, in sintesi, la posizione dell’amministrazione di Trani, confortata da un parere in merito dell’Ufficio tecnico, ed espressa dall’assessore all’ambiente, Pina Chiarello, che sin dal primo giorno si era mostra molto guardinga sull’ipotesi. «L’area è sottoposta a vincolo – si legge in una nota firmata dall’assessore –, e  pare sia caratterizzata da falde acquifere che quindi costituirebbero motivo ulteriore e grave per impedire l'insediamento dell’impianto. La società, inoltre, prevede l’installazione di una cella per rifiuti contenenti amianto ed un’altra per rifiuti pericolosi stabili e non reattivi. Pertanto – conclude Chiarello -, nel ribadire il fermo “no”, non esiteremo ad interessare ogni autorità giudiziaria, oltre alle già attivate procedure formali previste ex lege».

E tuttavia, poiché il progetto Ekobat passa soprattutto per la Provincia, Wwf, Legambiente ed altre associazioni di volontariato, ecologiste e non, hanno presentato un corposo documento di osservazioni avverso quello che viene descritto come «un ecomostro esteso 164.547 metri quadri, di cui il 70 per cento destinati allo stoccaggio ed allo smaltimento finale dei rifiuti, per una capacità di 3.735.000 metri cubi. Sono questi – scrivono le associazioni - i numeri della megadiscarica che sorgerà ad una distanza di 3,5 chilometri dalle città di Trani e di Andria, a 6,5 chilometri dalla città di Barletta e a 8,5 chilometri da Bisceglie. È la sociètà Ekobat di Firenze – riferisce sempre la nota - che ha presentato il progetto per la realizzazione di un impianto di discarica di rifiuti speciali non pericolosi per ottenere l’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) coordinata alla Valutazione di impatto ambientale (Via)».

Numeri che gli ecologisti considerano inquietanti, giacché «il progetto Ekobat – prosegue l’esposizione - prevede una possibilità di smaltimento annuo, al 50 per cento del potenziale della discarica, pari a 465.000 tonnellate (310 mila di rifiuti speciali, 77.500 rifiuti contenenti amianto, 77.500 di rifiuti pericolosi stabilizzati). Se tale previsione si realizzasse significherebbe che la Ekobat assorbirebbe circa il 60 per cento dei rifiuti smaltiti nelle 14 discariche pugliesi attualmente autorizzate. Inoltre, se le iniziative in corso di istruttoria, gli ampliamenti ed i nuovi impianti dovessero andare tutti a buon fine e si aggiungessero alle volumetrie già autorizzate e disponibili avremo, nella sola provincia Bat, un totale di volumetrie disponibili di 9.890.000 metri cubi, all’incirca equivalente al totale smaltito in tutte le discariche di rifiuti speciali attive sull’intero territorio nazionale nel 2008».

Oltre l’impianto in quanto tale, allarma il complesso degli impianti ubicati nello stesso “fazzoletto” di territorio, fra Trani ed Andria: «A nord confina con la discarica di rifiuti speciali della Ecoerre, autorizzata ad una volumetria di 800.000 metri cubi, e con la discarica di rifiuti solidi urbani dell’Amiu, al servizio dell’Ato Bari 1, autorizzata allo smaltimento di rifiuti per una volumetria di 3.434.950 tonnellate. Se la proposta progettuale della Ekobat venisse approvata e la discarica Ecoerre entrasse in esercizio, si creerebbe – calcolano le associazioni - un “continuum” costituito dalle tre discariche con una capacità complessiva di smaltimento di 7.894.950 metri cubi.


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