Come avevamo auspicato non più di una settimana fa, il 9 dicembre, durante l’affollata assemblea cittadina tenutasi a Trani e promossa dalla CGIL sul dimensionamento scolastico, il Ministero dell’Istruzione (MIUR) si è espresso sull’ennesima norma del governo Berlusconi tesa a sconvolgere la scuola italiana (legge 111 del 2011). E, com’era prevedibile, ha cercato di “ridimensionare” l’applicazione distruttiva della norma che molti enti locali, spesso loro malgrado, hanno attuato. Ricordiamo che a Trani sono previsti 5 nuovi istituti comprensivi (scuola dell’infanzia, scuola primaria e scuola media): due da 1.500 alunni nella “zona nord” e tre da 1.200 nella “zona sud”.
Anche se la nota del Miur rappresenta solo un parere non vincolante (la competenza esclusiva in fatto di rete scolastica spetta alle Regioni) sono state accolte molte delle richieste dei sindacati, degli operatori del mondo della scuola, delle famiglie e della Conferenza delle Regioni.
L’indicazione del Ministero prevede che il parametro dei “1.000 alunni” per istituto comprensivo diventi “media regionale di riferimento”: sporadicamente ci potranno essere istituti al di sotto della quota purché compensati da istituti più grandi. Ma ci sono altre due posizioni interessanti nella nota: l’introduzione di un criterio di gradualità rispettosa delle esigenze geografiche, socioeconomiche e legate alla “storia del territorio”, sempre nei limiti dei parametri numerici previsti dalla legge; uno slittamento al 31 gennaio del termine per la presentazione da parte delle Regioni del piano di dimensionamento, previsto per il 31 dicembre.
Tutto bene, quindi? Purtroppo no. Questo intervento potrebbe, paradossalmente, peggiorare la situazione: lo slittamento di un mese dei termini per la presentazione dei piani regionali rischia di far accavallare questa scadenza con quella delle iscrizioni determinando un complessivo slittamento delle operazioni, comprese quelle per la definizione degli organici e della mobilità del personale della scuola. Inoltre, l’intervento del MIUR, come detto, non ha valore vincolante: le Regioni potrebbero procedere comunque in maniera autonoma e non in linea con quanto indicato. E come dovrebbero, in questo nuovo quadro, rivedere i piani i comuni e le province?
Sarebbe auspicabile una moratoria del provvedimento almeno di un anno (meglio sarebbe un’attuazione su tre anni): su questa possibilità pesa, però, il veto dell’ex ministro dell’Economia Tremonti. Posto che questo provvedimento ha, finora, il solo obiettivo di “fare cassa” sulla scuola per l’ennesima volta, ci auguriamo che il nuovo ministro, Mario Monti, colga la follia degli effetti del dimensionamento. Così come sarebbe necessario un intervento legislativo che regoli tale processo senza dover attendere il pronunciamento della Corte Costituzionale sull’illegittimità della norma che potrebbe portare, se accolto fuori tempo massimo, maggiore confusione.
La Regione Puglia, il 2 novembre scorso, nel pieno della propria esclusiva competenza per ciò che riguarda la rete scolastica, ha elaborato delle linee guida sul dimensionamento scolastico regionale che prevedono l’istituzione, entro tre anni, di istituti comprensivi con una “popolazione media di 1.00 alunni ciascuno”. L’istituzione degli istituti comprensivi, quindi, ad oggi, è solo una questione di “tempi”.
Il 9 dicembre, come detto, la CGIL di Trani ha avviato un confronto pubblico, invitando tutti (dai docenti ai collaboratori, dai dirigenti scolastici ai dirigenti del comune di Trani) a partecipare e a dare il proprio contributo. Crediamo che le linee indicate durante il lungo dibattito possano rappresentare un primo tentativo di elaborazione di un percorso comune, condiviso ed efficace non solo per ridurre i danni che la legge 111 rischia di apportare al sistema scolastico tranese ma, soprattutto, per instaurare un meccanismo di concertazione tra i vari interlocutori che orbitano intorno al “pianeta scuola” e per distribuire informazione e responsabilità.
Queste le proposte: chiedere al comune di Trani (Giunta e Consiglio Comunale) che si pronunci pubblicamente in favore di una moratoria del dimensionamento (almeno per un anno, meglio su un triennio, così come ipotizzato dalla regione Puglia) sfruttando le opportunità proposte dalla recente nota del MIUR e che si coniugano con le premesse della delibera 140/2011 sulla riorganizzazione della rete scolastica tranese; in favore dell’utilizzo del parametro “1.000 alunni” come indicazione media regionale; in favore di un intervento legislativo che modifichi la norma dell’art. 19 della legge 111 del 2011; la cancellazione, di conseguenza, del piano presentato; chiedere, sempre al comune di Trani, quali sono i dati e le proiezioni sulle iscrizioni per i prossimi cinque anni allo scopo di attuare una più attenta programmazione su base comunale; stabilire come principi inderogabili il rispetto dei bisogni delle famiglie, la tutela dei posti di lavoro del personale della scuola, la salvaguardia della dignità di tutti gli istituti scolastici, presenti e futuri; convocazione, nelle scuole, di assemblee dei genitori, del personale ATA e di collegi dei docenti allo scopo di raccogliere richieste di chiarimenti, proposte, dubbi, osservazioni sul futuro piano di dimensionamento; chiedere alle direzioni scolastiche fungano da collettore “informativo” delle iniziative che si terranno sui temi di politica scolastica sul territorio di Trani; promozione di un tavolo di concertazione che preveda il coinvolgimento delle parti sociali (sindacati, associazioni di categoria e delle imprese), delle rappresentanze dei genitori (rappresentanti di classe, consigli di circolo e di istituto, associazioni, coordinamenti), del personale della scuola (cominciando dalle RSU); indire una conferenza cittadina sulla scuola di Trani che proceda alla definizione pubblica di regole condivise per l’attuazione progressiva del nuovo dimensionamento che tengano conto delle proiezioni delle iscrizioni nei vari contesti cittadini, delle problematiche specifiche dei plessi e degli attuali istituti scolastici.
Non crediamo che queste proposte esauriscano il conto delle possibili vie d’uscita da questa difficile situazione. Il nostro auspicio, crediamo sia evidente, è quello di considerare l’appuntamento del 9 dicembre scorso il primo di una serie di momenti tesi alla costruzione di una democrazia partecipativa tesa non solo a contestare ma a costruire, “dal basso”, soluzioni concrete a problemi reali. Ci auguriamo soltanto che i prossimi appuntamenti non siano, ancora una volta, frutto solo della nostra iniziativa sindacale.
Camera del Lavoro – CGIL Trani
Mimmo Lacalamita
FLC CGIL Trani
Marco Galiano
