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Rav. Bahbout: «Trani, ombelico dell'ebraismo»

In occasione della festa di Chanukkà (termina domani con l’accensione dell’ottava luce) Rav Shalom Bahbout, rabbino capo di Napoli e dell’Italia meridionale, fa il punto della situazione ebraica nel Sud e sancisce il ruolo fondamentale di Trani quale autentico motore della rinascita dell’ebraismo nel Mezzogiorno.

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Quando sarà scritta la vera storia della rinascita dell’ebraismo nel Meridione, dovrà essere fatta giustizia e restituito tutto il merito a queste due persone che, pur tra molte difficoltà e incomprensioni, hanno avuto il coraggio e la costanza nel tener duro e andare fino in fondo nel portare avanti l’idea che fosse possibile un miracolo: creare una Comunità ebraica nel Sud.

Francesco Israel Lotoro e Nicola Avraham Zecchillo (di benedetta memoria) sono stati gli artefici principali di questo miracolo: discendenti entrambi da famiglie di marrani, hanno tracciato una via cui altri si sono poi ispirati, ricevendo consigli e aiuto.

Sono stati proprio loro a infondere la speranza che fosse possibile restituire nel territorio la dignità ebraica a tutti coloro cui era stata tolta ma che, nonostante le molte generazioni seguite alla conversione, avevano mantenuto un pur flebile legame con l’ebraismo.

Dopo il ritorno formale all’ebraismo (un ebraismo integrale con un’osservanza esemplare anche per noi e tutti quegli ebrei che non sono toccati dall’esperienza dell’Inquisizione) Lotoro e Zecchillo hanno avviato la ricostruzione della Comunità ebraica in Puglia.

Una volta ottenuta la restituzione della sinagoga Scolanova di Trani, hanno fornito il loro sostegno affinché i rabbini italiani si occupassero seriamente degli “ebrei” di Sannicandro e portassero a termine la loro richiesta di conversione all’ebraismo; fin dall’inizio Lotoro e Zecchillo hanno considerato il fenomeno Sannicandro come una grande risorsa per l’ebraismo e hanno spinto i sannicandresi a frequentare le attività ebraiche di Trani, in attesa che la loro domanda di conversione all’ebraismo potesse arrivare a buon fine.

Una volta ottenuta la sinagoga Scolanova, il problema principale fu quello di girare in lungo e in largo la Puglia alla ricerca di ebrei dispersi o di persone che sentivano e avevano chiare testimonianze di essere di origine ebraica.

A tale non facile compito non si è mai sottratto in questi anni il sottoscritto, che dagli albori dell’esperienza ebraica in Trani non ha mai fatto mancare il proprio convinto appoggio agli ebrei del territorio; oggi posso ben dire di essere forse stato il primo a credere in questa idea di una rinascita ebraica nel Meridione nonché a sobbarcarmi l’onere di lunghi e faticosi viaggi in tutta la Puglia alla ricerca dell’ebreo perduto.

Fu proprio in uno di questi miei viaggi che incontrai gli ebrei a Brindisi e altre persone che da anni cercavano di vivere in silenzio il proprio ebraismo.

Uno dei problemi che la Comunità di Puglia ha dovuto affrontare fin dalla sua fondazione, è stato quello della dispersione degli ebrei su un vasto territorio, che li costringeva a ritrovarsi assieme solo per le feste principali e per alcuni sabati speciali.

Con lo sviluppo progressivo delle attività si rese necessario rendere consapevole della rinascita, oltre che l’ebraismo italiano, anche quello internazionale e israeliano e in particolare Shavè Israel, la fondazione che si occupa di riportare nell’alveo dell’ebraismo gli ebrei persi nel lungo esilio; fu così che nel novembre 2008 fu organizzato a Trani uno Shabbat con la partecipazione del sottoscritto, del rabbino Eliahu Birnbaum e del direttore di Shavè Israel Michael Freund e di un rappresentante della Calabria.

Trani ispirò l’azione anche degli ebrei calabresi: il medico Roque Pugliese partecipò sin dall’inizio alle attività organizzate da Lotoro e Zecchillo, ispirandosi alla loro coraggiosa iniziativa e cercando sempre di mantenere un contatto con l’ebraismo ufficiale.

Lo sviluppo del progetto rese possibile la decisione assunta dall’Unione Comunità Ebraiche Italiane di fare di Trani città capofila della Giornata Europea della Cultura Ebraica nel 2009.

La piccola comunità si assunse una responsabilità enorme ma con le sue sole forze riuscì a garantire la kasheruth e tutta l’organizzazione logistica della Giornata.

A parte l’impegno dei due animatori e fondatori della Comunità, non v’è alcun dubbio che se non ci fosse stata l’azione di Lotoro e Zecchillo, non sarebbe stato neanche immaginabile prospettare Negba, il festival partito in contemporanea con la Giornata della Cultura 2009 e che trovò l’appoggio della Regione Puglia solo in quanto esisteva una comunità ebraica a Trani.

Una volta si diceva che l’ebraismo si era fermato a Napoli; oggi, dopo la rinascita di Trani, l’ebraismo si sta sviluppando in tutto il Sud.

A Siracusa rav Stefano Di Mauro ha aperto una sinagoga ortodossa che sta sviluppandosi rapidamente e sta raggiungendo un numero sempre crescente di discendenti dei marrani.

A seguito di una mia recente visita a Palermo, ho organizzato un incontro di studio per gli ebrei palermitani; una quindicina di persone daranno vita alla creazione di un centro ebraico che verrà messo a disposizione dal Comune di Palermo: sarà un piccolo gesto riparatore dopo l’espulsione del 1492.

La Comunità di Napoli, responsabile per la circoscrizione del Meridione (Campania, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia pari a circa un terzo del territorio nazionale), ha un grande ruolo da svolgere per i prossimi anni: dovrà munirsi di strutture e risorse umane necessarie per svolgere il suo compito.

Ritengo che sia ormai finito il tempo dell’arrembaggio, come se il Mezzogiorno sia una sorta di Far West ebraico nel quale ognuno possa ritenere di dire e fare in libertà; occorre innanzitutto relazionarsi con coloro che operano per lo sviluppo ebraico nel territorio, che hanno responsabilità sia politiche che cultuali, bisogna saper chiedere loro cosa serve per migliorare la “qualità” dell’ebraismo a Trani e in Puglia, in Calabria come in Sicilia, aiutarli e incoraggiarli; non parlare o scrivere sul Sud in loro vece.

Napoli dovrà dare seguito a un’attività ebraica nel Sud che non sia incentrata su episodiche conferenze su ebraismo e storia ebraica ma che sia volta a creare una continuità ebraica basata su studio, osservanza, impegno quotidiano; occorre, in altre parole, passare a una nuova fase nella quale la regolare attività comunitaria prenda gradualmente il posto dei seminari e degli Shabbat una tantum.

È l’adempimento di un dovere, ma anche un investimento per il futuro.

Un’analisi anche superficiale di quanto contribuisce il Meridione alla campagna Ottopermille basata su dichiarazioni effettive, estensione del territorio della circoscrizione, numero dei suoi abitanti e di quello degli ebrei e dei centri di attività ebraica, porterebbe a conclusioni assai diverse da quelle attualmente adottate: per essere riconosciute come comunità aventi diritto a una parte del gettito Ottopermille Trani, Sannicandro e Siracusa hanno forse meno titoli rispetto ad altre Comunità che hanno minor numero di iscritti e di attività?

È facile lasciarsi trascinare dall’entusiasmo ma non illudiamoci: il lavoro da fare è comunque enorme e le risorse umane da impiegare per restituire completa dignità all’ebraismo nel Meridione sono oggi insufficienti.

La maggior parte del lavoro è stato fatto da volontari che, sono certo, continueranno a svolgere la loro attività con rinnovato entusiasmo.

La più grande prova di maturità dell’ebraismo meridionale sarà la continuità.

Ritengo che un maggiore impegno per gli ebrei del Sud potrà cambiare la carta geografica dell’Italia ebraica e, perché no?, dare forse anche una maggior fiducia alle Comunità del Nord, contribuendo al loro risveglio. Un cammino verso se stessi che troppe volte noi ebrei abbiamo fatto nella direzione opposta.


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