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Trani, trovato suicida imprenditore 49enne. La Procura della Repubblica apre un'indagine

Nelle ultime ore del 2011, L.A., imprenditore tranese di 49 anni, si è tolto la vita. Fin qui non avremmo dato notizia, se non si fossero aperte le procedure per indagare su cosa avrebbe spinto l'uomo a compiere questo gesto estremo. Secondo quanto riportato oggi sul sito della Gazzetta del Mezzogiorno, il sostituto procuratore della Repubblica di Trani Luigi Scimè non ha trattato il fascicolo “amministrativamente” come accade per i casi di suicidio, spedendolo in archivio, ma ha delegato la Polizia di far luce su fatti e persone che potrebbero celarsi dietro quanto accaduto.

Prima di farla finita l’uomo con un’impresa di impianti di climatizzazione, ha scritto, a quanto pare di suo pugno, un biglietto con cui avrebbe spiegato le ragioni del suo gesto. Il testo del messaggio resta segreto ma, secondo indiscrezioni, l’uomo non avrebbe più retto le pressioni di qualcosa e qualcuno che l’avrebbero portato all’esasperazione. Quasi certamente questioni economiche, tanto che una delle piste seguite dagli inquirenti è quella che porta dritto all’indebitamento se non pure all’usura.

L'uomo potrebbe pure esser stato vittima degli strozzini e non reggendo la situazione e le pressioni avrebbe trovato nel suicidio l’unica via per uscire da quella cappa. Gli eventuali cravattari al momento non hanno nome. Ed infatti il pubblico ministero procede contro ignoti nell’inchiesta rubricata per l’ipotesi di istigazione al suicidio. L’analisi del luogo in cui è stato rinvenuto il cadavere ha subito escluso l’ipotesi di omicidio, tant’è che i funerali sono avvenuti senza la preventiva necessità dell’autopsia.

I riflettori si sono, invece, puntati sul messaggio lasciato dall'uomo, che ha fatto scattare indagini sulla sua vita privata ed imprenditoriale e sulle movimentazioni economiche. Gli agenti del Commissariato di Polizia di Trani avrebbero già ricevuto delega per interrogare alcune persone informate sui fatti e per ricostruire le probabili difficoltà finanziarie che avrebbero potuto costringere l'imprenditore a far ricorso a prestiti, non escluso anche con tassi usurari. Senza denunciare i suoi strozzini, né le angherie che sarebbero sfociate nella sua resa.

Come succede in questi casi, il pm intende vagliare i rapporti debito-credito e se questi fossero riconducibili alla sua attività, o come pure non si esclude, anche ad altre vicende. Acquisizioni documentali che se potrebbero facilmente confermare le eventuali difficoltà economiche, non è detto che, altrettanto facilmente, svelino i cravattai. Molto, probabilmente, dipenderà da eventuali passaggi di danaro documentati oppure da un eventuale riconoscimento di debito riveniente da scritture private più o meno esplicite piuttosto che mascherate dalla forma di altri rapporti.


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