Collaboratore dal 2006 al 2008 di Antonio Razzi, ex Idv ed oggi nelle file del gruppo alla Camera Noi Sud, oggi chiede un risarcimento al parlamentare. Il collaboratore è tranese ed è finito sulle pagine cartacee e "online" de Il Fatto Quotidiano, stiamo parlando di Massimo Pillera.
Secondo quanto scritto, Pillera dichiara che il deputato eletto nel collegio svizzero degli italiani all’estero, lo avrebbe tenuto dal 2006 al 2008 in nero, senza nessun contratto, pagandolo solo attraverso dei rimborsi spesa. “Ho buttato due anni della mia vita – dichiara Pillera – ho girato in lungo e in largo con Razzi, ho lavorato anche sette giorni su sette sempre con la promessa che nel 2008, dopo la sua rielezione nel partito di Di Pietro, sarebbe arrivato anche il contratto regolare. E invece – spiega – una volta rieletto, mi ha liquidato con queste parole: “Sai Massimo, ora siamo all’opposizione, meno discorsi da preparare, meno proposte di legge, meno lavoro per tutti”.
Pillera dice di aver fatto il ghostwriter per i discorsi in pubblico di Razzi, preparava le interrogazioni parlamentari, le proposte di legge da presentare, seguiva i lavori delle commissioni e della Camera. L'ex factotum tranese avrebbe persino fatto parte della "regia" del minidocumentario "Razzi, l'onorevole operaio" presentato con l'ex leader di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti a Montecitorio.
Al giornalista, David Perluigi, de Il Fatto Quotidiano, Razzi avrebbe detto di non ricordare la natura del contratto e non ha rilasciato dichiarazioni. Il giornale che non riceve alcun finanziamento pubblico ha scritto di un risarcimento pari a 100mila euro ma Massimo Pillera contattato da noi telefonicamente ha dichiarato di non aver mai citato cifre durante l'intervista.
