Potrebbe nascondersi molto altro dietro il "suicidio" di Alessandro Losciale, imprenditore 49enne tranese trovato impiccato il 30 dicembre in un box che utilizzava come deposito per la sua attività di installatore di impianti di climatizzazione.
Abbiamo virgolettato la parola suicidio in quanto il sostituto procuratore della Procura della Repubblica di Trani, Luigi Scimè, ha ordinato la riesumazione del cadavere e l'esecuzione dell'autopsia che sarà eseguita da Alessandro Dell'Erba dell'istituto di medicina legale del policlinico-università di Bari.
La stessa Procura, secondo quanto riportato oggi sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, avrebbe chiesto la perizia di un grafologo per accertare se il messaggio rilasciato in stampatello ("non ce la faccio più a portare il pane a casa") sia stato scritto effettivamente dallo stesso Losciale o se sia stato costretto a scriverlo.
Il pm avrebbe avuto qualche perplessità rileggendo la relazione degli agenti di polizia intervenuti in quanto non convinto dalle distanze del cappio dal perno utilizzato per il presunto suicidio e per la mancanza di impronte dell'imprenditore stesso in punti che inevitabilmente sarebbero dovute esser presenti.
Da "istigazione al suicidio" l'ipotesi di reato potrebbe trasformarsi in "omicidio volontario" al momento a carico di ignoti. Pare che gli inquirenti abbiano già forti sospetti su chi possa aver pressato Losciale o addirittura ucciso per debiti e usura, la stessa usura che qualche tempo fa vide l'imprenditore protagonista di un processo in cui era parte lesa, vittima dello strozzinaggio.
