Finiscono le ricerche per ritrovare Giuseppe Nanula, marinaio 27enne di Trani. Il test del Dna ha confermato che il corpo ritrovato lo scorso fine ottobre a largo di Punta Timone (Olbia) è di Giuseppe Nanula, marinaio di 27 anni di Trani disperso nel mare davanti alla città gallurese il 30 marzo del 2011. La notizia, appresa dall'Agi dai familiari del giovane, è stata confermata dai carabinieri del Ris di Cagliari. Della vicenda si era occupato anche il programma Rai 'Chi l'ha visto?'.
Nanula, sottocapo della Capitaneria di porto di Olbia, era caduto in mare a causa del ribaltamento di un gommone nel corso di un pattugliamento dell'area marina protetta di Tavolara. Era assieme a una collega che era riuscita a salvarsi. Per mesi le ricerche in mare del marinaio diedero esito negativo e i suoi familiari si aggrapparono alla speranza di rivederlo, girando tutta la Sardegna sulla scia di alcune segnalazioni di chi sosteneva di averlo visto vivo.
Nanula, sottocapo della Capitaneria di porto di Olbia, era caduto in mare l'estate scorsa a causa del ribaltamento di un gommone nel corso di un pattugliamento dell'area marina protetta di Tavolara. Era assieme a una collega che era riuscita a salvarsi. Per mesi le ricerche in mare del marinaio diedero esito negativo e i suoi familiari si aggrapparono alla speranza di rivederlo, girando tutta la Sardegna sulla scia di alcune segnalazioni di chi sosteneva di averlo visto vivo.
La svolta si ebbe a fine ottobre quando un cadavere venne trovato in acqua: i resti si erano impigliati nelle reti di un peschereccio tra Figarolo e Tavolara. Sul corpo era stata ritrovata una catenina d'oro che i familiari di Nanula avevano riconosciuto. In attesa dell'esito del Dna, Sabina Battaglia, la madre del marinaio, aveva lanciato numerosi appelli e sollevato qualche polemica chiedendosi come mai nessuno riuscisse a darle la certezza che quel corpo fosse proprio di suo figlio.
"Per noi questo è un punto a questa triste vicenda", ha commentato oggi Michele Nanula, fratello del marinaio. "Ora prepariamo il viaggio per Olbia". Con la certezza del Dna alla famiglia potrà essere restituito il corpo, fino ad ora rimasto nella disponibilità degli inquirenti.
