ASCOLTA LA RADIO FM 101 Mhz
Radiobombo
DAL 1978 LA RADIO DI TRANI - DAL 1999 IL PRIMO GIORNALE ONLINE DI TRANI

Trani, autotrasportatori fermi per una settimana. Non hanno forconi, non sono un "movimento"

L'impatto è gelido, sguardi corrucciati che incrociavano il sole e cercavano di capire cosa volessimo, siamo stati i primi a raggiungerli intorno alle 12.30. Erano lì già da 2 ore, ai bordi della Trani-Andria all'altezza dell'uscita della 16bis direzione Bari aspettavano tv e giornalisti. Dinanzi ad una macchina fotografica compatta e ad una figura poco professionale quasi non volevano parlare.

La prima domanda che abbiamo rivolto loro è stata banale: "Avete aderito al movimento dei forconi?". "No, abbiamo deciso da soli di fare questa protesta. Fino a venerdì", ci rispondono.

Da quel momento in poi diventano un fiume in piena che non corre il rischio di rompere e superare gli argini; sul letto di questo fiume si trova la maggior parte della popolazione italiana e molti hanno mal inteso il significato di letto.

Erano sette i tir parcheggiati, una ventina gli autotrasportatori appoggiati alle auto. Non appartengono al movimento dei forconi dal quale prendono le distanze, così come non accettano di essere associati a sindacati o partiti. In realtà sono in possesso di un volantino che conservano sotto il tergicristallo del tir e ci mostrano, riporta la sigla di un sindacato cattolico ma dicono di condividere solo quello che è possibile leggere.

Utilizzano la parola "casta" come sinonimo di politica e pare conoscano a menadito il "730" di ogni carica, dal Presidente del Consiglio al Presidente dela Repubblica. A presidiare lo sciopero assolutamente pacifico al momento, una pattuglia di carabinieri, un ispettore di polizia con due agenti e due agenti di polizia municipale.

Non hanno interrotto il traffico sulla strada Trani-Andria ma hanno fermato il proprio lavoro: non trasporteranno merci. Gli autotrasportatori di Trani lasciano a terra pietre e marmi, quelli di Andria frutta, verdura e sale, gli autotrasportatori di Barletta merci industriali e così in ogni altra città.

L'aumento del gasolio sarebbe il fattore principale sul quale fondano la loro presa di posizione, "Non è accettabile spendere 600-700 euro di gasolio per fare un trasporto, voi stessi vi renderete conto che oggi 50 euro di benzina non sono niente". In realtà lamentano tante altre situazioni legate al loro lavoro, "Come posso accettare di essere obbligato a dover portare 1000 euro di liquidità addosso quando viaggio perchè se non faccio le 2 ore di viaggio in meno come dice la legge, devo pagare in contanti il verbale?". "Sarebbe come consegnarci ai rapinatori" scherza ma non troppo un altro che si aggiunge. Ma queste altre motivazioni sono satelliti di una protesta amara quanto semplice, "Non siamo il Paese dei fessi, noi ormai andiamo avanti vicini al pareggio dei conti tra uscite ed entrate. E con il debito del tir da pagare, come porto il pane a casa?".

Intanto le prime ripercussioni le hanno notate le persone che questa mattina si sono recate dal fruttivendolo o in pescheria, non sono arrivati i carichi di frutta e verdura e così sarà per tutta la settimana. I bar si sono adeguati acquistando latte a lunga conservazione, perchè questa è solo la prima settimana "annunciata". Alla fine di questa prima settimana non sanno neanche loro quello che potrebbe succedere, se ci sarà un'altra forma di protesta o se proseguirà questa.

I movimenti che si autodeterminano sono quasi sempre movimenti morti, loro sono vivi e non hanno alcuna intenzione di abbandonare le loro idee ed inoltre agiscono come cittadini singoli, pezzi di uno sciopero. Prima di andar via ci congedano con un permesso, "se vuoi puoi anche andare a mangiare e poi torni tanto rimaniamo qui questa notte". Di sicuro faranno in modo che questa loro protesta non passi inosservata. 

d.d.


Notizie del giorno

Alta marea anomala, l'acqua invade il piazzale della Lega navale Vento impetuoso, giù tre alberi: nessuna conseguenza Emergenza vento: villa comunale chiusa, verifiche sul verde pubblico Patronale, diffuso il programma: «Sarà festa della meraviglia» Caso fotografo, parla il legale: «Adulterio scoperto e macchinazione ai suoi danni, altro che stalking» Battiti, accertati danni in piazza Quercia. Galiano in radio: «Riparandoli, si ripulirà anche la pavimentazione» Campane, appello Amiu ignorato: ecco i primi abbandoni selvaggi. Galiano: «Saremo severi» Il Trani si è radunato e profuma di rosa: un abbonato su cinque è donna Memorial Avantario, lo Sporting ricorda il «sindaco gentiluomo» con il tennis TRANINCHIARO. Maggioranza compatta, ma ai vertici perde un’occasione politica «Ripartire dal mare per rilanciare la blue economy»: il talk di Forza Italia con sindacati e categorie Oasi è tornata in centro: nuova sede e servizi per anziani e migranti Sant'Anna, prosegue il percorso verso la festa Regolamento dehors, oggi incontro in biblioteca per illustrarlo e confrontarsi Rotary e giovani, oggi in biblioteca confronto sul futuro del volontariato digitale "Dove il futuro mette radici": focus su giovani, lavoro e sviluppo della Puglia questo mercoledì in biblioteca Cultura incontra città, per «Agorà» di Tranensis domani Trifone Gargano Ottocento anni di memoria francescana: Fondazione Seca porta in piazza Duomo il 22 agosto il musical «Forza venite gente» Siepi, taglio in corso. Fino alla prossima emergenza Finti benefattori trasformano marciapiede in discarica: «Quando ho preso la targa è fuggito» Galiano in radio: «Calice soppresso? Non è ancora detto». E riapre al Giullare Ponte sulla Trani-Andria, si varano le travi: disagi fino a fine mese «La notte dei figli delle stelle», Trani unita nel nome di Saverio Prosegue il progetto "Il Sogno di Angelica": da Trani al Kenya la solidarietà non si ferma Stalking contro ex genero, chiesto giudizio per fotografo tranese Emergenza caldo, gli ingegneri Bat: «Sicurezza cantieri sia parte integrante della progettazione» Emergenza caldo, Merra (Gs) pensa anche agli animali: «Si tutelino con idonee misure» Da Kubrick a Hitchcock, passando per Antonioni: torna «Cinema fuori museo» di Fondazione Seca