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Trani, autotrasportatori fermi per una settimana. Non hanno forconi, non sono un "movimento"

L'impatto è gelido, sguardi corrucciati che incrociavano il sole e cercavano di capire cosa volessimo, siamo stati i primi a raggiungerli intorno alle 12.30. Erano lì già da 2 ore, ai bordi della Trani-Andria all'altezza dell'uscita della 16bis direzione Bari aspettavano tv e giornalisti. Dinanzi ad una macchina fotografica compatta e ad una figura poco professionale quasi non volevano parlare.

La prima domanda che abbiamo rivolto loro è stata banale: "Avete aderito al movimento dei forconi?". "No, abbiamo deciso da soli di fare questa protesta. Fino a venerdì", ci rispondono.

Da quel momento in poi diventano un fiume in piena che non corre il rischio di rompere e superare gli argini; sul letto di questo fiume si trova la maggior parte della popolazione italiana e molti hanno mal inteso il significato di letto.

Erano sette i tir parcheggiati, una ventina gli autotrasportatori appoggiati alle auto. Non appartengono al movimento dei forconi dal quale prendono le distanze, così come non accettano di essere associati a sindacati o partiti. In realtà sono in possesso di un volantino che conservano sotto il tergicristallo del tir e ci mostrano, riporta la sigla di un sindacato cattolico ma dicono di condividere solo quello che è possibile leggere.

Utilizzano la parola "casta" come sinonimo di politica e pare conoscano a menadito il "730" di ogni carica, dal Presidente del Consiglio al Presidente dela Repubblica. A presidiare lo sciopero assolutamente pacifico al momento, una pattuglia di carabinieri, un ispettore di polizia con due agenti e due agenti di polizia municipale.

Non hanno interrotto il traffico sulla strada Trani-Andria ma hanno fermato il proprio lavoro: non trasporteranno merci. Gli autotrasportatori di Trani lasciano a terra pietre e marmi, quelli di Andria frutta, verdura e sale, gli autotrasportatori di Barletta merci industriali e così in ogni altra città.

L'aumento del gasolio sarebbe il fattore principale sul quale fondano la loro presa di posizione, "Non è accettabile spendere 600-700 euro di gasolio per fare un trasporto, voi stessi vi renderete conto che oggi 50 euro di benzina non sono niente". In realtà lamentano tante altre situazioni legate al loro lavoro, "Come posso accettare di essere obbligato a dover portare 1000 euro di liquidità addosso quando viaggio perchè se non faccio le 2 ore di viaggio in meno come dice la legge, devo pagare in contanti il verbale?". "Sarebbe come consegnarci ai rapinatori" scherza ma non troppo un altro che si aggiunge. Ma queste altre motivazioni sono satelliti di una protesta amara quanto semplice, "Non siamo il Paese dei fessi, noi ormai andiamo avanti vicini al pareggio dei conti tra uscite ed entrate. E con il debito del tir da pagare, come porto il pane a casa?".

Intanto le prime ripercussioni le hanno notate le persone che questa mattina si sono recate dal fruttivendolo o in pescheria, non sono arrivati i carichi di frutta e verdura e così sarà per tutta la settimana. I bar si sono adeguati acquistando latte a lunga conservazione, perchè questa è solo la prima settimana "annunciata". Alla fine di questa prima settimana non sanno neanche loro quello che potrebbe succedere, se ci sarà un'altra forma di protesta o se proseguirà questa.

I movimenti che si autodeterminano sono quasi sempre movimenti morti, loro sono vivi e non hanno alcuna intenzione di abbandonare le loro idee ed inoltre agiscono come cittadini singoli, pezzi di uno sciopero. Prima di andar via ci congedano con un permesso, "se vuoi puoi anche andare a mangiare e poi torni tanto rimaniamo qui questa notte". Di sicuro faranno in modo che questa loro protesta non passi inosservata. 

d.d.


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