Chiamò il veggente e disse ridendo: "Le idi di marzo sono arrivate"; al che egli rispose, soavemente: "Sì, ma non sono ancora passate".
La primavera sembra aver portato serenità, una strana aria placida accompagna i comunicati stampa del centrodestra che pare abbia deposto le armi della discordia interna. In città i muri già pullulano di manifesti abusivi, i comitati elettorali sono stati aperti, e l'attesa per le elezioni si fa sempre più pesante.
E mentre il centrosinistra si autodistrugge a colpi di manifesti elettorali mirati, noi ritorniamo a commentare le scelte pubblicitarie di Gigi Riserbato, il candidato sindaco per il centrodestra dopo la vittoria delle primarie con Giuseppe Di Marzio.
Lo spunto di quanto stiamo per scrivere ci è stato fornito da un nostro utente che al nostro contatto Facebook scriveva ironicamente: "Non vale copiare le pubblicità di film hollywoodiani".
Lo stesso utente poi ci è venuto in aiuto, fornendoci il link di quel che intendeva: il film, uscito nelle sale nel corso del 2011, è stato diretto da George Clooney (governatore Mike Morris) coadiuvato dall'ottimo Ryan Gosling (Stephen Meyers), uno dei manifesti di presentazione del film aveva la stessa idea di fondo di quelli utilizzati per Riserbato: metà faccia di Clooney e metà di Gosling.
Ma c'è dell'altro: ricordate il nome di quel film? Beh, il caso ha voluto che si intitolasse "Le idi di marzo".
Coincidenze o un ultimo attacco coperto da un lenzuolo di lino? In tanti, la notte dopo le primarie, hanno dedicato quel giorno alle "idi di marzo" ironizzando sulla sconfitta del candidato Di Marzio.
E pensare che in quel film Clooney provò ad inserire tutti i possibili giochi machiavellici che si verificano in un modo o nell'altro durante una competizione elettorale. Nello specifico la pellicola parlava proprio di primarie (americane).
Tradimenti non svelati, incontri segreti, patti con gli avversari, tensioni con la stampa, le minacce ed infine il ritorno sul carro del vincitore con tanto di armadio pieno di scheletri.
In questa campagna elettorale completamente giostrata dalle fantasie delle agenzie pubblicitarie, potremmo persino credere che in fin dei conti tutto questo potrebbe essere davvero un caso. E che caso.
d.d.
