Il Pd va con Ugo Operamolla. Lo ha disposto stamani il giudice del Trbunale di Trani, Alberto Binetti, riformando il suo decreto «inaudita altera parte» di sabato scorso e rigettando il ricorso ex articolo 700 del Codice di procedura civile presentato dal segretario uscente del Pd, Tommaso Laurroa.
In questo modo, ritorna efficace il commissariamento della sezione cittadina del partito e vengono meno le esigenze cautelari del decreto di sabato scorso: segreteria nelle mani Lorenzo Marchio Rossi (e non più di Tommaso Laurora) e simbolo del Pd tra quelli a sostegno di Ugo Operamolla (e non più con Ferrante. Che peraltro aveva già risposto con la lista “Uniti per Ferrante”.
Il giudice, dopo avere ascoltato l'«altera parte», vale a dire il Pd, costituitosi in giudizio e rappresentato dagli avvocati Domenico Franco e Michele La Forgia, ha, di fatto, rimesso la questione alle decisioni dei vertici nazionali, regionali e provinciali le sorti del Partito democratico, nel cui merito non sarebbe potuto entrare.
Il momentaneo accoglimento dell’istanza, insomma, si era legato ai soli fini di una ipotetica urgenza che, oggi, i difensori del Pd hanno chiarito non esserci. La titolarità del simbolo e della lista, infatti, sono nelle mani del segretario nazionale e, quindi, nessun «periculum in mora» per quanto riguarda il diritto di Tommaso Laurora a presentare una lista nei tempi ristretti che avevano indotto il giudice a quel tipo di iniziale di orientamento.
