Un tema frequente nella pittura contemporanea è l'abbandono dell'arte aulica che, per ben sei secoli, ha dettato le leggi del gusto artistico universale. Oggi le grandi tematiche classiche come la natura morta o la rappresentazione del mito greco sono considerate per la maggior parte degli artisti retoriche ed obsolete.
Ma quanta bellezza c'è in una Venere nascente? E in un canestro di frutta caravaggesco? È forse giusto rinunciare alla semplice bellezza per far posto al silente concetto? Al centro d’aerte “Michelangiolo”, e non da oggi, pensano di no, e per questo Antonio e Mariaceleste Ladogana presentano la mostra dal titolo: "Citazioni. Opere di Ferdinando Quintavalla". Si terrà presso la galleria di via Giovanni Bovio, dal 15 aprile al 10 giugno, e sarà fruibile negli orari di apertura del locale.
La pittura di Quintavalla si è sempre contraddistinta ed identificata con la figurazione della natura morta e del mito, temi a cui non ha mai saputo rinunciare. La tecnica straordinaria gli permette un facile excursus nella pittura di un tempo: l'amore per Michelangielo, Caravaggio, Baschenis, Zurbaran, Chardin, ha il potere di condurci in un viaggio nel mondo dell'arte in cui il preciso carattere simbolico ed allegorico, quella della "vanitas vanitatum" sottolinea la futilità delle cose del mondo.
Le composizioni di Quintavalla, permeate da una luce lunare, fredda, asettica sono lo specchio di un’esperienza visiva della realtà dove la forma è comprimaria e l'immaginazione quasi assente. La fastosa complessità delle nature morte, il lusso, la ricerca e lo sperpero dei dettagli hanno una visione super barocca, cose da Recco, Ruoppolo, Porpora e Kalf. Per Quintavalla dipingere la realtà, intensificarla, sopravvalutarla è iperbole dell'artificio e ci dimostra la vera essenza della materia, quella materia che si trova oltre il sensibile è «la menzogna che ci permette di conoscere la verità» (Picasso) .
In questa mostra si celebra la tematica classica al di là delle oscillazioni del gusto: le opere nascono in una costante lotta tra idea ed esecuzione in cui l'autore è costantemente vittima della propria tensione. L'equilibrio di una composizione neoclassica ci viene restituito dalla figurazione di un racconto epico: gli aforismi diventano libera interpretazione dell'osservatore, ma la bellezza della pittura è costante oggettiva ed eclatante.
