Un servizio che doveva essere il fiore all'occhiello della qualità urbana della nostra città, rischia di diventare un flop culturale per i cittadini ed un boomerang politico per l'amministrazione uscente. Il 23 giugno 2011, solo qualche mese fa, vennero completate le postazioni (4 in tutto) per la raccolta delle bici, venne inaugurato il servizio «Traninbici» con la speranza che potesse piacere ai cittadini e che gli stessi potessero usufruirne senza distruggere l'arredo.
Ed invece pochi giorni dopo l'inaugurazione, si è stati costretti ad impegnare una spesa straordinaria per la manutenzione relativa al periodo 11-31 agosto 2011, di 192 euro per sostituire campanelli rotti, catena di trasmissione, pedali, cestino, et cetera.
Oggi, ad un mese di distanza dalla "primavera" delle bici (sono state riposizionate il 26 marzo dopo un lungo letargo invernale), ci ritroviamo a parlare di danni e forse poca attenzione ai dettagli.
Se per le bici di piazza Plebiscito i problemi sono sicuramente legati ai vandali, lo stesso non si può dire per le bici e le colonnine posizionate fuori dalla stazione.
Un nostro lettore e al tempo stesso un attento cittadino, ci ha inviato le foto della postazione Traninbici che si trova fuori dalla villa comunale: catena di trasmissione rotta, pedali spezzati, paracatena divelto, sellini inesistenti, e quant'altro potesse essere distrutto.
Nei pressi della stazione invece, le colonnine sono state installate proprio sotto la pensilina e sotto un albero, luogo preferito come postazione "wc" per svariati volatili: nonostante lo sterco, le colonnine sono funzionanti? O qualcuno dovrebbe pulirle?
E visto che il problema era prevedibile poichè già esistente in quel luogo prima della creazione di questa postazione, la pulizia rientrerà tra le spese di gestione annuali (circa 3.600 euro) o costituirà una spesa straordinaria?
E una considerazione finale la rivolgiamo ai concittadini: se al momento i ricavi di questo servizio non sono stati ottimali, evidentemente non siamo pronti e chissà quale progetto sociopolitico potrebbe farci cambiare idea sulla mobilità sostenibile.
