264 militari del Comando Provinciale Guardia di Finanza di Bari, sono stati impegnati in un vasto “Piano Coordinato di Controllo Economico del Territorio” che ha interessato le due province di Bari e di BAT. In particolare, pattuglie di finanzieri “in divisa” hanno dato attuazione ad una serie di attività operative volte al contrasto ed alla prevenzione degli illeciti fenomeni dell’abusivismo commerciale e della minuta vendita di merci contraffatte, mentre altre pattuglie in “abiti civili” – sono state contestualmente impegnate nel controllo della regolare emissione di scontrini e ricevute fiscali da parte di una molteplicità di esercenti, appartenenti alle diverse categorie che caratterizzano il variegato panorama delle due province.
Tali tipologie di operazioni si inquadrano in consolidate metodologie d’azione, sistematicamente attuate anche nella specifica prospettiva di utilizzare i dati “caldi” acquisiti sul campo per integrare ed attualizzare le attività di monitoraggio ed analisi del tessuto economico-finanziario.
La “mappatura del territorio e le correlate “analisi di rischio” sono infatti oramai divenute usuali strumenti di cui si avvalgono i reparti del Corpo al fine di meglio “mirare” ben più approfondite attività ispettive o di indagine (anche di polizia giudiziaria) verso i soggetti nei cui confronti emergono significativi indizi di comportamenti illeciti o di “infedeltà fiscale”.
Al termine di due giornate di intensa attività operativa, in materia di emissioni di scontrini e ricevute fiscali sono stati eseguiti nr. 556 controlli che hanno portato alla constatazione di nr. 103 violazioni per mancate emissioni di tali documenti.
Tali irregolarità vanno ad aggiungersi a nr. 841 violazioni in materia di scontrini e ricevute fiscali già individuate dalla Guardia di Finanza sul territorio delle due province nel primo quadrimestre dell’anno in corso.
In materia di lavoro “nero” sono stati eseguiti nr. 9 interventi che hanno riguardato diverse attività tra cui quelle edili e di ristorazione con la scoperta di nr. 67 lavoratori “in nero” o “irregolari”. Da evidenziare ben 28 lavoratori “in nero”, di cui 11 di nazionalità rumena e nr. 2 di nazionalità albanese, sono stati scoperti in un unico intervento eseguito all’interno di una segheria di marmi di Andria (BT).
All’interno dell’azienda, gestita da due soggetti, padre e figlio, i finanzieri hanno constatato uno scenario desolante: basti pensare che l'impresa era gestita in totale dispregio della normativa in materia di sicurezza sul lavoro e prevenzione infortuni e che alcuni dei lavoratori erano alloggiati in capanni improvvisati.
Nella circostanza, inoltre, i militari hanno sequestrato tutta l’area adiacente all’opificio, dove venivano riversate, in modo incontrollato, gli scarti e i fanghi derivanti dalla lavorazione della pietra.
I due responsabili dell’impresa sono stati denunziati all’Autorità Giudiziaria.
