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Juve Trani salva. Delli Carri oggi come Cassano ieri: i miracoli di chi lavora e non scende a compromessi

A campionato concluso e salvezza centrata, Gigi Delli Carri, capitano della Juve Trani chiamato a guidarla dallo scorso 12 gennaio, traccia un bilancio della sua “missione”: «Ringrazio coloro che hanno creduto in questa squadra – scrive sul nostro forum -, soprattutto i miei compagni. Sono orgoglioso di averli allenato e, a volte maltrattati, ma sempre con lo scopo di farli crescere. Mi scuso se a volte sono stato scontroso e pesante, ma con un unico obiettivo: condurli alla salvezza, bigliettino da visita per un mio e nostro futuro. Retrocedere sarebbe stato un marchio indelebile: perdenti e senza attributi. Invece questi ragazzi hanno onorato la maglia e mantenuto l'impegno fino alla fine, nonostante le enormi difficoltà».

Successivamente, Delli Carri passa a ringraziare uno per uno i suoi compagni: «Marco (Dell’Aquila, ndr), sei stato per me una grande scoperta, uomo spogliatoio e giocatore fondamentale. Diego (Martino, ndr), un finale di campionato eccellente, sempre pronto e disponibile a cambiare ruolo. Patricio (Cicivé, ndr), ragazzo altruista e generoso, quello che più mi ha fatto incazzare… Berry (Papagni, ndr), un supporto per gli allenamenti, grintoso e con tanta voglia di migliorarsi. Raffaele (Di Nanni, ndr), esperienza, fisicità e uomo al servizio della squadra, rinunciando spesso a un tiro. Fabio (Di Napoli, ndr), la famosa ciliegina sulla torta, arrivato al momento giusto, un talento indiscutibile, giocatore di categoria superiore e subito integrato nel gruppo. Insomma – conclude Delli Carri -, un grazie, non mi stancherò di dirlo, alla mia squadra, ai miei ragazzi, ai miei compagni. Un grazie anche alla società che, sono sicuro, manterrà gli impegni».

Non potendosi giudicare egli stesso, su Delli Carri qualcosa la diciamo noi. Non solo un gran giocatore di pallacanestro (circostanza che non scopriamo oggi), ma anche, e soprattutto, un modello di professionista serio e preparato. E, non da ultimo, un eccellente motivatore, perché solo con l’arma del carisma ci si riesce a salvare con una squadra di sette giocatori, di cui uno dei sette deve anche fare l’allenatore dividendosi in un doppio, ingrato compito. A Trani, soltanto un altro allenatore ha compiuto un miracolo del genere nel recente passato. Correva, se non ricordiamo male, l’anno di grazia 2004 quando la Fortitudo, anch’essa rimasta con sei giocatori effettivi che andavano in campo, fu salvata ai playout, contro ogni pronostico, da un allenatore preparato come pochi altri: Donato Cassano. Oggi Cassano è praticamente fuori del basket, spazzato via dal falso perbenismo di un mondo in cui chi va avanti a schiena dritta, senza scendere a compromessi con alcuno, non ha futuro.

Ciao Donato ed in bocca al lupo Gigi.


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