«Salvo l’ospedale di Lucera, verso la chiusura quello di Trani». Lo scrive Francesco Strippoli, sul Corriere della sera, motivando la scelta esclusiva quale risultato, fra gli altri, di un incontro tenutosi ieri, a Bari, «tra Nichi Vendola – riferisce il cronista -, l’assessore alla salute Ettore Attolini ed i capigruppo dei partiti che hanno votato il piano di rientro sanitario. Ossia Pd, Sel, Puglia per Vendola, Socialisti, Idv e anche l’Udc (che è fuori dalla maggioranza, ma diede il proprio consenso al provvedimento). Il Piano di rientro – prosegue l’articolo del Corriere - si appresta ad affrontare la seconda e conclusiva fase, visto che il programma di correzione della spesa si chiude il 31 dicembre 2012. Entro quella data si provvederà ad eliminare gli ultimi 800 posti letto dei 2.200 previsti. Siamo, dunque, alla vigilia di un nuovo robusto taglio a reparti, in qualche caso alla conversione di ospedali in poliambulatori. Sicché alle originarie 18 strutture destinate alla chiusura, se ne aggiungeranno presto diverse altre. È il caso di Fasano, Nardò, Conversano e Goia del Colle, delle cui vicende si è detto spesso negli ultimi mesi. Non spariranno: saranno riconvertiti e perderanno il codice di ospedali, con conseguente soppressione di posti letto. La riunione di ieri, tuttavia, serviva a sciogliere il nodo attorno ad altri ospedali: Lucera e Manfredonia (in provincia di Foggia), Trani (Bat), Mesagne (Brindisi). È stato deciso di salvare i due ospedali foggiani. A rischio era soprattutto quello di Lucera: rimarrà attivo, a salvaguardia dell’area del Sub Appennino Dauno, considerata debole dal punto di vista dell’offerta ospedaliera. Ragionamento diverso per Trani, 120 posti letto e molto vicino a strutture meglio attrezzate, come Barletta e Andria. Proprio in quest’ultima città, peraltro, è prevista la costruzione di un nuovo ospedale, a servizio della zona».
In altre parole, a Trani si deve attendere soltanto l’ospedale unico, mentre non vi sarà alcuna riconversione in casa della salute, la «opportunità» che invocava il direttore generale per prevenire quello che lui aveva anticipato accadesse. E che sta accadendo. Resta da appigliarsi al deliberato dle consiglio comunale: «Nulla si chiude se nulla si apre». Ma sarà dura.
