La crisi del welfare sta riducendo la tradizionale capacità di sostegno alle giovani generazioni da parte della famiglia. Se ne può uscire tra inadeguatezza del welfare ed invecchiamento della popolazione, tra disagio occupazionale e precarizzazione del mercato di lavoro? Quali garanzie per i giovani, quali incentivi ad essere autonomi, pienamente attivi e protagonisti?
Sono queste le domande che sono state poste nel primo dialogo dell’undicesima edizione de “I Dialoghi di Trani” dal titolo “Sfida dei giovani al cambiamento tra formazione e occupabilità”. Il giornalista di RadioRai, Giorgio Zanchini ha moderato il dialogo tra Linda Sabatini, direttore Centrale dell’Istituto Nazionale di Statistica e del Dipartimento per le statistiche sociali ed ambientali, Andrea Baranes, economista e presidente della Fondazione Culturale Responsabilità Etica, della rete di Banca Etica e Francesco Raparelli, leader del movimento studentesco e direttore scientifico del Centro studi per l’Alternativa Comune.
Il giornalista Giorgio Zanchini ha sottolineato come il cambiamento che stiamo vivendo, è un cambiamento oggettivo, innegabile, determinato dalla crisi economica. Da 20 anni, il nostro paese non cresce, ma ha visto acuirsi il tema dello scontro tra generazioni. I giovani sono pochi, precari e in fuga a fronte di una generazione anziana allo stesso modo precaria.
Al dialogo è intervenuta Linda Sabatini, la quale ha evidenziato come a pagare per tutti è la generazione tra i 20 e 30 anni. La situazione critica per i giovani non è problema solo della crisi che stiamo attraversando. Il nostro paese ha contenuto gli effetti perché ha agito la cassa integrazione (in cui ci sono fondamentalmente i capifamiglia) e la famiglia, che ha tamponato la perdita del reddito dei figli. Il problema sono le prospettive delle nuove generazioni. Linda Sabatini si chiede da dove nasce questa penalizzazione. La risposta è che nel nostro paese la mobilità sociale è bloccata. Il destino dei figli è indirizzato dalla classe sociale dei loro genitori, perchè il nostro paese non riesce a riequilibrare gli squilibri di classe. Inoltre, ha ricordato come il problema si accentua nel genere e nel sud. Ricordiamo che la crisi ha colpito tutto il paese, ma il sud ha iniziato la crisi prima, perdendo più occupazione rispetto a tutto il centro nord. Le donne arrivano alla fine degli studi con vantaggio, e si aspettano di poter spendere ciò che hanno acquisito, ma ciò non succede.
Dopo quest’analisi del disastro storico, Andrea Baranes fa un’analisi del disastro moderno. Andrea Baranes sostiene che il debito pubblico si sia accumulato dal 1965 al 1995. In Italia al debito pubblico si somma lavoro nero, evasione. Oggi, in Italia dobbiamo ridurre il rapporto tra debito e PIL. Negli ultimi anni, sul mercato sono arrivati tanti titoli di stato, ovvero una concorrenza spietata sul mercato, ma nessuno li compra. Allora o si aumentano le entrate (iva, imu), o si tagliano le spese (sanità, walfare).
Prende la parola Francesco Raparelli sottolineando come le pretese più forti dei giovani siano quelle che di rompere il dualismo delle condizioni del lavoro. La riforma del mercato di lavoro è stata presentata come riforma fatta per i giovani, ma ci ritroviamo in situazione in cui la giungla dei contratti atipici non è sfoltita, non esiste un salario medio. I movimenti giovanili chiedono la possibilità di vivere la flessibilità in termini di mobilità.
Ottavia Digiaro
