Nelle pieghe della “spending review”, ecco spuntare anche la cura dimagrante sui consigli d’amministrazione delle ex municipalizzate: non più di tre membri, in tutti i casi. A Trani, quindi, dovrà adeguarsi anche l’Amet, per il cui prossimo Cda il sindaco, Gigi Riserbato, dovrà procedere a tre sole nomine, anziché le cinque attualmente in organico.
Ma l’argomento del quale più si parla, tuttora, è quello relativo ai tagli delle province. Ebbene, saranno dimezzate: dalle attuali 110 si passerebbe a una cinquantina. E subito, non ad agosto con un altro decreto come inizialmente ipotizzato. I criteri attraverso i quali verranno tagliate le province sono: il primo è relativo alla popolazione ed il secondo all’estensione.
Alla luce di queste premesse, come da noi già anticipato nei giorni scorsi, quando peraltro i criteri discriminatori erano tre, la Barletta-Andria-Trani non si salverebbe. Infatti, dispone di oltre 350mila abitanti complessivi, ma non di un’estensione territoriale di almeno 3mila chilometri quadrati. Entro venti giorni il governo dovrà pronunciarsi definitivamente con una delibera del Consiglio dei ministri.
Molto probabile che i comuni della Bat finiscano sotto l’egida della provincia di Foggia, mentre Bari, com’è adesso, diventerebbe area metropolitana.
Niente da fare neanche per la Prefettura della Bat: arrivano, infatti, le superprefetture che accentreranno nel loro seno tutti gli uffici territoriali dello Stato. Bari, quindi, assorbirà le funzioni di tutte le amministrazioni periferiche che hanno sede in Puglia.
Calano, intanto, i trasferimenti per Regioni, Province e Comuni. Quelli particolarmente indebitati, di conseguenza, rischiano sempre più di non poter garantire il patto di stabilità.
Non avrebbe da temere, invece, il tribunale di Trani, quantunque le ipotesi circolate sui tagli prevedano la chiusura di una trentina fra tribunali e procure, nonché oltre duecento sedi distaccate.
Anche nel settore della sanità, i piccoli ospedali non spariranno per decreto. Ci sarà un’analisi legata alle necessità del territorio. In ogni caso tra le chiusure, il taglio dei posti letto, il taglio alle spese farmaceutiche e per l’acquisto di beni e servizi sono attesi 5 miliardi. Ma Trani può ancora sperare di sopravvivere.
