No agli allarmismi, ma preoccuparsi è legittimo ed attivarsi di conseguenza necessario. Questo lo spirito di una conferenza stampa, tenutasi oggi in Procura a Trani, intorno alla balneabilità del mare: è inquinato? E se sì, quanto? E quali danni potrebbe determinare per la salute dei cittadini?
Capristo (procuratore capo). Non da oggi la procura di Trani si occupa di approfondimenti sulle condizioni di balneabilità del mare. Partimmo dall’acqua tossica per giungere al sequestro di quattro depuratori. E abbiamo accertato che alcuni agenti inquinanti finiscono dai depuratori direttamente in mare. Le aziende responsabili della gestione degli impianti stanno ponendo rimedio, ma nel frattempo continuano a giungere segnalazioni e denunce per la comparsa di macchie che, almeno in parte, possono essere riconducibili a fattori inquinanti nel mare. Molto opportunamente, una consulenza del dottor Giuseppe Carrieri ci ha permesso da una parte di capirci di più, dall’altra di produrre un vademecum, utile alla popolazione, che sarà diffuso dall’Asl Bt. Per adesso, non vi sono profili penali nella nostra attività, ma soprattutto necessità di fare prevenzione.
Giovanni Gorgoni (direttore generale Asl Bt). Il fenomeno non è in aumento, ma è sempre presente. Lo scorso anno si parò di alga tossica ed ebbe maggiore risonanza. Quest’anno avrebbe nomi diversi, ma è sostanzialmente lo stesso. Si verifica in presenza di surriscaldamento e, anche, inquinamento. Il fenomeno, però, non deve destare allarmismi e, per questo, punteremo molto sull’informazione presso i pronto soccorsi. Noi invitiamo i cittadini anche a rivolgersi a medici di base e guardie mediche. Però è consigliabile che le istituzioni pianifichino una agenda pre-estiva di maggiori controlli e monitoraggi.
Giusppe Carrieri (dermatologo e consulente procura) Prima di tutto, evitiamo l’allarmismo, perché un inquinamento sotto costa vi è sempre stato, ma nei limiti della tollerabilità. E questo determina l’eutrofizzazione e, quindi, la comparsa di alghe che, a loro volta, però possono produrre tossine che attingono, più che il corpo umano, i frutti di mare. Alcune manifestazioni cutanee sono abbastanza banali, e basterebbe verificare in quali tempi compaiono per capire se sono legate al mare. I rimedi? Più antibiotici che cortisone, ma l’alga tossica, tranne che in un caso occorso vent’anni fa nel Madagascar. Cosa fare quando si avverte la schiuma? Avvisare le autorità competenti per un prelievo immediato.
Antonio Savasta (sostituto procuratore). In ogni caso, da una parte esistono degli scarichi abusivi di villette e strutture urbanizzate. Il Comune ha già disposto ordinanze di demolizione soprattutto nella zona di Boccadoro. Dall’altra vi sono gli scarichi dei depuratori, che posono arrecare infezioni cutanee. Allo stato, noi stiamo limitando i danni, con la collaborazione di tutti gli enti preposti.
Ma perché, allora, l’Arpa ci dice che il mare è tutto ok? E dove fa i prelievi? Savasta risponde così. “Noi abbiamo provato a stanare l’Arpa, ma purtroppo il fenomeno sfugge alla standardizzazione delle analisi. Noi ci siamo affidati all’Arpa per alcune nostre indagini, ed in quelle occasioni i problemi sono emersi. Per evitare questi dati incostanti, andrebbero variati i criteri e resi i controlli anche più periodici, se si potesse”.
