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Non è bello a vedersi... ma dicono sia pulito...

Come ogni anno, ad inizio estate e lungo il corso della stessa, ci siamo ritrovati dinanzi agli occhi chiazze schiumose a pochi metri dalla costa, liquami che in qualche modo inibiscono i bagnanti dal godersi una bella nuotata rinfrescante.

Sempre durante gli stessi orari, sempre provenienti dalla stessa direzione, le scie di schiuma - che si verifichino al Monastero o nei pressi del Molo San Nicola - sembravano un problema con il quale avremmo dovuto convivere. E non ci sembrava strano ricevere, lo scorso anno, l'Oscar dell'inquinamento da parte di Goletta Verde che nella nostra città realizzò un campionamento presso lo scarico di fogna che insiste sotto l'arco nei pressi della Villa Comunale e notificò "valori di inquinamento microbiologico talmente alti da risultare non quantificabili".

Ma se a tutto questo ci aggiungessimo un fascicolo aperto da parte della Procura della Repubblica che ha portato al sequestro di quattro depuratori comunali, tra cui quello di Trani, e documenti fotografici spiattellati sul web riguardo malattie che avrebbero una relazione con l'inquinamento del nostro mare, forse qualche preoccupazione dovrebbe sorgere.

Intanto, partendo da un articolo comparso sul nostro sito, il sostituto procuratore della Repubblica di Trani, Antonio Savasta, lo stesso magistrato che il 24 maggio ha disposto il sequestro degli impianti di depurazione di Trani, Andria, Barletta e Molfetta e l'iscrizione nel registro degli indagati di una trentina di persone, è stata aperta un'altra inchiesta su possibili correlazioni tra degrado dei depuratori, dermatiti ed infezioni che negli ultimi giorni hanno accusato decine di bagnanti. Merito andrebbe anche, e questo è da sottolineare, al coraggio di una mamma tranese, Rosanna Cellamare, che dalle "dicerie" è passata ai fatti: ha aperto un semplice gruppo su Facebook intitolato "Ridateci il nostro mare" sul quale tutti i tranesi interessati stanno condividendo notizie, preoccupazioni e fotografie di impetigine bollosa.

Sulle pagine della Gazzetta del Mezzogiorno, Antonello Norscia, scriveva qualche giorno fa: "Per ora l’inchiesta è rubricata contro ignoti ma c’è da ipotizzare che il nuovo filone investigativo si raccordi o s’interfacci con le risultanze dell’inchiesta Dirty Water. Le prossime settimane potranno dir di più. Ma il fatto è che siamo nel cuore dell’estate".

Una sola voce si è dissociata dal coro dell'indignazione riguardo il nostro mare. E paradossalmente è la voce "autorevole" dell'Arpa Puglia, che ha certificato uno stato di salute buono per tutta la nostra costa. Infatti, dai rilievi compiuti a giugno, e recentemente pubblicati sul proprio sito istituzionale, l’Arpa fa sapere che ben dieci luoghi presentano enterococchi intestinali ed escherichia coli pari a zero. E questi sono i parametri su cui si misura lo stato di salute delle acque marine.

Più nel dettaglio, per quanto riguarda la Regione Puglia, è disponibile un bollettino, pubblicato in rete con cadenza mensile a partire da maggio sino ad ottobre di ogni anno, in cui sono riportati i risultati analitici prodotti dai dipartimenti provinciali dell’Arpa Puglia relativi alle acque marino-costiere destinate alla balneazione nelle sei provincie pugliesi. Nel bollettino sono indicati: le date di monitoraggio; i punti di campionamento; i risultati analitici per ciascuna delle acque di balneazione designate, con l’indicazione di eventuali superamenti rispetto ai limiti di legge (200 Unità formanti colonie (Ufc) per gli enterococchi intestinali e 500 Ufc per escherichia coli).

Ecco dove Arpa è stata e ha certificato che il bagno è sicuro: scogliera (non meglio precisata, ndr); sorgente di acqua salmastra Grotta azzurra; zona circondata da segherie (tre capannoni); Scoglio di Frisio; piazzale Colonna con annesso lido; Matinelle; Boccadoro–Ariscianne; ditta Elit marmi; ditta Menga; 500 metri nord fogna cittadina.

Stando a questi dati (mancano per ora quelli aggiornati di Goletta Verde) il sindaco avv. Luigi Nicola Riserbato avrebbe potuto risparmiarsi l'ordinanza di divieto di balneazione in alcune zone del litorale cittadino e l'inchiesta della Procura sarebbe dovuta a un presunto eccesso di zelo.

Ma lo stesso sindaco, intervistato dalla nostra emittente radiofonica si è detto preoccupato per lo stato del nostro mare anche se gli piacerebbe prendere per buone le analisi effettuate dall'Arpa. "Fanno bene i magistrati a prestare attenzione a questi argomenti. Io stesso credo che ci siano orari e zone in cui la balneazione non è consigliabile e questo problema va risolto", ha detto Riserbato fotografando in maniera oggettiva la costa.

Lo stesso sostituto procuratore Antonio Savasta, durante la conferenza stampa, ha spiegato tra le righe il perché l'Arpa sarebbe caduta in una sorta di trappola: le analisi sono troppo standardizzate. "Il fenomeno sfugge alle loro analisi, noi abbiamo provato a stanare l'Arpa e quando ci siamo affidati a loro per alcune indagini i problemi sono emersi. Per evitare questa discordanza di dati, andrebbero variati i criteri e resi i controlli anche più periodici".

Siamo già nel pieno dell'estate ed il problema è più che "collaudato" ma questa inchiesta dovrebbe porre l'accento sulla prevenzione e l'amministrazione dovrebbe cominciare a progettare il futuro di una Trani che fatica sempre più nel rientrare sotto l'aggettivo "turistica".

Donato De Ceglie


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