A qualche politico locale che a Roma o a Firenze perora la causa di esponenti iperliberisti la cui unica ricetta è il sacrificio del sistema del welfare sull’altare della finanza e a Trani la rinnega, non è chiaro quello che ci sta per precipitare addosso.
Le prospettive a cui dobbiamo prepararci e che si sta già materializzando in questi giorni con la discussione governativa sul “decretone” sanità che avrà la sua massima espressione da gennaio 2013 non sono delle migliori. Quello che è in discussione in questo momento è la civiltà dei diritti.
Il diritto del lavoro, il diritto alla casa, il diritto alla salute.
E questa cosa si esprime in campo sanitario attraverso un processo che non può essere casuale, un processo politico-ideologico di smantellamento del sistema del welfare nel nostro paese. O ci rendiamo conto di questo o di cosa parliamo. Di qualche posto letto di un determinato reparto?
Siamo fuori tema e non ci rendiamo conto di quello che ci sta per capitare.
Tutte le regioni d’Italia sono nella stessa situazione e le prospettive in questo momento sono di de finanziare il sistema sanitario, di 18 miliardi di euro a partire da oggi, e già oggi il governo non ha recepito l’accordo tra le regioni sul criterio di riparto del fondo sanitario nazionale e ha già anticipato che da quel fondo, che era frutto di un accordo difficilissimo tra le regioni, saranno decurtate ulteriori risorse.
Se non vengono introdotti dei correttivi, tutte le regioni saranno costrette a tagliare ulteriormente.
Ed è un miracolo che una regione come la nostra, in piano di rientro, con un de finanziamento strutturale, con la crisi legata alla carenza di personale, l’impossibilità di assumere, riesca ancora a sopravvivere, e se lo fa, è solo grazie ad uno sforzo enorme dei nostri concittadini e degli operatori della sanità.
In questo momento in Puglia vengono svolti atti di eroismo quotidiano.
Questo è lo scenario complessivo e se non riusciamo ad uscire dal piano di rientro a partire dal 2013 sarà una catastrofe.
Un ridimensionamento del fondo di 18 miliardi in 2 anni vuol dire per la Puglia 1 miliardo e 400 milioni in meno.
Il governo ha già anticipato che vuole togliere i soldi per il progetto di piano. I progetti di piano sono una quota del fondo sanitario vincolato per alcuni progetti e all’assistenza di determinate patologie (per es. il trasporto degli oncologici).
Da molto tempo, tutte le regioni non utilizzano quei soldi per presentare progetti ma per compensare il de finanziamento del sistema sanitario.
Il nostro fondo sanitario è stato defalcato di 6 milioni rispetto a quello dello scorso anno a fronte dell’inflazione crescente. In gioco quindi non c’è la sopravvivenza dell’ospedale di Trani, ma la sopravvivenza del servizio sanitario pugliese e italiano.
Se questo è lo scenario nel quale ci muoviamo, abbiamo un gran patrimonio di idee ed esperienza che vanno difesi. La medicina è un arte empirica e la si studia molto, ma questo non sempre basta a fare un bravo medico, soprattutto quando si tratti di un medico di ultima istanza, com’è lo specialista ospedaliero. Come in tutte le professioni serve molta esperienza: anche se ha conseguito una specializzazione, il bravo medico nasce in corsia, osservando la casistica guidato da un medico esperto. Nei piccoli ospedali spesso la casistica non c’è o è molto scarsa e tende a restringersi progressivamente, perché necessariamente i casi importanti finiscono nei grandi ospedali, che ovviamente attraggono anche i medici migliori.
Quindi, a prescindere da chi siano i responsabili (destra, centro o sinistra) e quali le cause (sprechi, politiche neoliberiste, interessi corporativi, clientele) che sicuramente la politica e i cittadini devono accertare crediamo che nella situazione in cui ci troviamo oggi è necessario ridurre i rischi che i cittadini corrono rivolgendosi a sedi di cura che non sono in grado di fornire un assistenza adeguata ai tempi.
Quindi crediamo che invece di sprecare tempo a difendere quel poco che c’è e che comunque nei prossimi mesi verrebbe tolto, NON SOLO A TRANI, impegniamoci come territorio della Bat, a proporre soluzioni condivise che vedano la realizzazione della medicina territoriale, la distribuzione equa dei servizi sul territorio provinciale e la realizzazione di nuovi ospedali in aree baricentriche.
Ma non solo, chiedere infrastrutture migliori per collegare in modo efficiente tutte le città della Bat, una rete dei trasporti efficiente, il controllo della qualità dell’aria, migliorare le politiche dell’ambiente, ecc.
Mettiamo da parte la demagogia di chi effettua i tagli a Roma e viene a perorare la causa della difesa dei posti letto, e progettiamo in maniera partecipata e collettiva la sanità che vogliamo in questo momento di difficoltà del paese, prima che, visto che la prospettiva è addirittura più severa, si rimanga con un pugno di mosche in mano.
E su questo ci vorrebbe la consapevolezza di tutti abolendo interessi corporativi e clientele.
Vincenzo Ferreri (Coordinatore Sel Trani)
