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Elemosina con neonato: a Trani gli apolidi destano ancora imbarazzo. Ed in via Verdi, vivono in un edificio a rischio

«Buongiorno. Oggi la giornata non comincia bene». È ironico il modo in cui un cittadino ci segnala l’ennesimo caso legato alla presenza di apolidi in città. Purtroppo, si tratta di un episodio, più che spiacevole, alquanto imbarazzante: «Mi trovavo a passare stamattina dal semaforo tra corso Italia e corso Imbriani. Avevate notato quella ragazza apolide incinta che nelle settimane scorse chiedeva l’elemosina? Adesso il bambino è nato e, già da ora, presta servizio con lei allo stesso semaforo. Stamattina la donna ha avuto il coraggio di prenderlo dal carrozzino dentro il quale dormiva beatamente, avvolto dalle coperte, scoprirlo e cominciare la sua giornata con lui in braccio. Mi chiedo: è possibile un trattamento del genere per un bambino così piccolo, soprattutto in una giornata piovosa e fredda come quella di oggi? Cosa si può fare legalmente per dargli una vita migliore? Mi si è stretto il cuore a vedere una scena simile».

Un’altra segnalazione ci viene da un nostro affezionato lettore, che ci riferisce che «sono due mesi che ogni mattina passo per via Giuseppe Verdi, sempre alle 6.45, e vedo camminare ogni giorno almeno una quindicina di apolidi, tra genitori e figli, con passeggini e quant' altro serva a superare le loro giornate: si dirigono verso la stazione ed altri luoghi».

Il nostro utente non entra nel merito di cosa facciano e di come lo facciano, ma s’interroga sulla sicurezza del luogo in cui vivono: «Mi son sempre chiesto da dove venissero fuori tutte queste persone, fino a che, da poco più di un mese, ho notato che vengono fuori da un vecchio casolare della stessa via Verdi. Da quando mi hanno visto passare da lì ogni mattina, mi salutano anche cordialmente col "buongiorno". Più di una volta li ho visti chiudere il cancello con un lucchetto di loro proprietà, poi si sono diretti verso la stazione. Spesso li ho visti utilizzare la strada ed i muretti di recinzione per fare i loro bisogni, forse perché ci tengono a tenere puliti gli interni delle loro “dimore”». 

Il timore, più che condivisibile, è che «lo stato degli edifici che li ospita non è affatto sicuro per viverci e per ospitare uomini, donne e così tanti bambini». Non sarebbe da escludere una imminente ordinanza di sgombero di quello stabile, per evidenti motivi di pubblica incolumità.

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