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VIDEO. Trani, per Bovio non c'è pace: dopo l'ex biblioteca, occupata anche la casa natale. Lieto fine con l'accoglienza presso un istituto religioso

Dopo l’ala comunale di palazzo Vischi, già sede della biblioteca dedicata a Giovanni Bovio”, adesso qualcuno ha occupato pure la casa natale del celebre parlamentare tranese, in via mario Pagano. L’intrusione, però, sarebbe stata bloccata in tempo dai carabinieri sulla base della segnalazione di alcuni vicini. Si tratta di due nuclei familiari che avrebbero occupato il primo e il secondo piano. Ci sarebbero quattro minori.

L’immobile, fino a pochi mesi fa, era stato concesso in locazione ad un ordine professionale, salvo poi essere liberato nell’ambito di un piano di riordino delle proprietà comunali disposto dal direttore di ragioneria uscente.

Sulla carta, la casa natale di Bovio dovrebbe essere adibita a sede museale di opere e testimonianze legate al grande statista, ma, da quando è tornata abitabile, almeno dieci anni fa, non è mai stata utilizzata a questo scopo, se non per pochi giorni grazie all’abnegazione del compianto Michele Ladogana e dell’associazione, intitolata allo stesso Bovio, che il gallerista presiedeva. Tutto ciò anche per mancanza di servizi igienici.

Senza reperti e, oltre tutto, anche senza ingegneri, qualcuno ha pensato bene di occupare quell’immobile con la ferma condizione, ben radicata fra le famiglie meno abbienti, che il semplice introdursi all’interno di uno stabile equivalga al diritto di occuparlo stabilmente.

Sul posto sono intervenuti due pattuglie dei carabinieri, oltre il loro capitano, Golino, e tre agenti della Polizia locale, uno dei quali è rimasto stabilmente accanto alla famiglia, ed in particolare alla donna, incinta, ed a tre dei loro quattro figli (il quarto era con parenti e, quindi, non presente sul luogo). A coordinare le operazioni, il capitano della polizia municipale, Domenico Miccoli, ed un’assistente sociale, Gemma Mele, che, con la forza del dialogo e del buon senso, dopo alcune ore hanno convinto la famiglia a lasciare l’improvvisato alloggio, peraltro totalmente privo di suppellettili e persino di bagni.

La famiglia ha accettato di scendere quando è arrivata la rassicurazione che un istituto religioso li accoglierà per alcuni giorni. Nel frattempo, il Comune dovrebbe trovare un alloggio in fitto, anche un monolocale, perché la famiglia possa avere un tetto stabile nell’attesa che il capofamiglia, tuttora alle prese con lavori salutari, trovi un’occupazione in grado di meglio sostenere i suoi.


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