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FOTO. Trani e lo scandalo della repubblica autonoma di Boccadoro. Il Wwf: «Chiudete quella sbarra»

Quel film lo avevamo già visto nel leccese, a Lido Marini, Ugento: una sbarra alzata consentiva alle auto di penetrare sin sulla riva, provocando la progressiva distruzione dell’ambiente costiero, accumulo di spazzatura, incendi e degrado complessivo dell’ambiente dunale. A seguito delle segnalazioni giunte al Numero Verde 800.08.58.98, corredate da un voluminoso dossier fotografico, torniamo a parlare di quel tratto di costiero denominato “Boccadoro”, a ponente di Trani, un’incantevole zona umida dove sgorgano acque provenienti da sorgenti murgiane, distanti dalla riva un centinaio di metri, formando ruscelli d’acqua che con dolcissimo sciabordio si riversano in mare. In questa località sta succedendo esattamente la stessa cosa di Ugento: una sbarra aperta consente a chiunque, con un qualsiasi autoveicolo di imboccare uno stradone sterrato che conduce sulla spiaggia, magari approfittando per lavare l’auto con le chiare, fresche e dolci acque….

La campagna del WWF in difesa dell’ecosistema marino pugliese è decisa e convinta, in quanto gli 800 chilometri di costa sono un bene pubblico di primaria importanza per la loro ricchezza culturale/paesaggistica e per la biodiversità che custodiscono. Purtroppo le spiagge naturali si sono quasi completamente estinte, per cui qua e là lungo i litorali residuano relitti ambientali che ci fanno immaginare solo lontanamente la bellezza e la vita che un tempo li caratterizzava. La loro difesa, dunque, è prioritaria e riguarda tutti, senza distinzioni di sorta.  

Sin dal 1989 il WWF di Andria, prima e il WWF di Trani poi, hanno evidenziato la bellezza di questo tratto di costa, pur deturpato dall’intervento antropico, ma tanto prorompente quanto incantevole da meritare protezione. Se ora è possibile osservare solo qualche piccolo specchio d’acqua sulla terra ferma dei tanti prima esistenti, perché prosciugati per ricavare terreno agricolo, il tratto a ridosso della riva e la riva stessa rappresentano qualcosa di incantevole: piante alofite sempre rigogliose sulle quali si posano tante farfalle variamente colorate, fra le canne è sempre un cinguettare di uccelli, nei ruscelletti rane e tantissime libellule, alcune della quali presentano colori metallici. Uccelli che nidificano sulla sabbia come il fratino. Nell’acqua vicino alla riva, poi, la vita è ancor più intensa. Granchi che corrono a nascondersi, pesciolini che guizzano verso qualche riparo, sugli scogli mitili e patelle desiderosi di essere lasciati in pace, paguri dai gusci mai uguali, pesciolini coloratissimi che, coricati su un fianco, si fingono morti per sfuggire alla cattura, ma prontissimi allo scatto verso la salvezza, quando il pericolo si fa più grave.

Questo tratto di territorio offre, nelle giornate più limpide, un panorama incredibile. Dalla riva si può ammirare da un lato la stupenda struttura  della cattedrale di Trani, dall’altro il Gargano. Ma si resta stupefatti quando, inoltrandosi nel mare per decine di metri, dove l’altezza dell’acqua non arriva al ginocchio, si scorge Castel del Monte.

Purtroppo, a tanta bellezza e ricchezza di vita si contrappone molta bruttura di origine antropica che induce ad alcune riflessioni. Come fu possibile e a quale scopo costruire anni fa sulle acque del ruscello più grande, largo circa 2.50m, un ponticello in cemento armato nel tratto della battigia? Grazie a questa bruttura persino le macchine possono transitare e fermarsi sulla riva a pochi centimetri dal mare. Non è zona demaniale, cioè proprietà dello Stato? E poi, perché si incanalò l’acqua del ruscello con argini in cemento armato di 1m di altezza  per 1m di larghezza che si inoltrano nel mare per oltre 6m?

Come se non bastasse, l’acqua sorgiva è stata ulteriormente incanalata in pieno mare da enormi blocchi di pietra, scarti di segheria. Ma le brutture non finiscono qui. Una vasta porzione di terreno (che dovrebbe essere di proprietà comunale) è coltivata a pomodori e il coltivatore attinge l’acqua dalla sorgente con una idrovora. Per non parlare delle pietre trafugate dalla vasca ottocentesca (tant’è che si sono aperti squarci enormi) e dei ruderi di costruzioni semidemolite che il mare e il tempo stanno lentamente consumando..

A seguito della denuncia del WWF, ad Ugento hanno chiuso quella sbarra che consentiva l’accesso alle auto. Ora invitiamo il Sindaco del Comune di Trani e la Polizia Locale ad intervenire con altrettanta tempestività per chiudere la sbarra di Boccadoro, un gesto semplice ma efficace per impedire definitivamente l’azione degradante degli automezzi. Il WWF chiede inoltre di eliminare il ponticello, gli argini di cemento armato e gli enormi blocchi di pietra apposti negli anni passati. Ma questo dovrebbe essere solo l’inizio, perché tutta la zona sopravvissuta alla speculazione edilizia è degna di essere protetta e bonificata dai rifiuti di ogni tipo: copertoni di ruote per trattori, pezzi di cemento demoliti dal mare, materiale plastico, residui di fuochi accesi sulla spiaggia.

Siamo sin da subito disponibili a collaborare con l’Amministrazione comunale – ha affermato il dott. Mauro Sasso, Vicepresidente del WWF Puglia - perché vorremmo che i tranesi si rendessero conto di quanta bellezza e ricchezza potenziale, per un turismo ecologico, possiedono. Riteniamo indispensabile anche il coinvolgimento di tutte le associazioni ambientaliste territoriali, a partire dal Circolo Legambiente di Trani che in passato si è mostrato sensibile alla vicenda. Siamo convinti che l’avv. Riserbato non mancherà di cogliere gli aspetti propositivi del nostro appello”.

Intanto segnaliamo un evento positivo sulla costa biscegliese: si sono ricostituiti i bianchissimi e preziosi ciottoli su un tratto costiero lungo 200 m, dopo un riuscito intervento di “rinaturalizzazione” voluto dall'Amministrazione Spina. Ma su questo argomento ritorneremo a parlare.

La storia continua ……

Wwf Puglia


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