Palazzo Broquier torna ai vecchi proprietari. Così ha disposto il Tribunale civile di Trani con una sentenza che non mancherà di fare discutere. E che non rappresenterà neanche il capitolo finale della storia: la diocesi, infatti, l’impugnerà proponendo appello per riformarla. Tanto più che, oltre a dovere restituire il bene, dovrà anche corrispondere un risarcimento danni, interessi compresi, pari quasi a mezzo milione.
«Ribadiamo la nostra buona fede in relazione alla vicenda dell'acquisto di Palazzo Broquier – si legge in una nota della curia arcivescovile -. Infatti, la vicenda di cui si è occupata la sentenza del Tribunale di Trani è stata originata dall'iniziativa dei Cirillo-Farrusi ed il palazzo è stato pagato euro 3.150.000, addirittura più del valore di Palazzi ricadenti nella stessa zona ed aventi le medesime caratteristiche di pregio (storiche ed architettoniche), come risulta da atti pubblici e benché versasse in condizioni che necessitano di radicali interventi conservativi. La sentenza, inoltre – prosegue la nota -, ha trascurato di considerare la perizia redatta dall'ingegner Salomone, all'esito dell'incidente probatorio disposto dal Gip, perizia che ha confermato la sostanziale congruità del corrispettivo pagato dall'Arcidiocesi ai Cirillo-Farrusi».
Secondo la diocesi, dunque, «il Tribunale civile di Trani non ha tenuto nella giusta considerazione i dati che emergono da atti pubblici e, in particolare, della stima redatta dall'ing. Salomone. Per questo motivo abbiamo incaricato il collegio difensivo di proporre appello avverso la sentenza in questione».
Come detto la curia acquistò un’ala di quel palazzo, adiacente la stessa sede arcivescovile, ad un prezzo di poco superiore ai 3 milioni di euro. Tuttavia, secondo l’accusa sostenuta dal Pm, Antonio Savasta, in linea con la denuncia degli ex proprietari, tale somma era pari a meno della metà di quello che sarebbe stato l’effettivo valore dell’immobile. Se si era giunti a chiudere per tre milioni, è perché la curia avrebbe approfittato dello stato di bisogno degli eredi Broquier, la famiglia Cirillo Farrusi, che lì vi aveva aperto un ristorante poi chiuso per problemi finanziari.
La Curia, però, chiese ed ottenne dal Gip, Roberto Oliveri Del Castillo, l’incidente probatorio per dimostrare la congruità del prezzo di compravendita. Ed infatti, il perito aveva concluso che il valore dell’immobile è di 3 milioni e 600mila euro, una somma più vicina alla posizione degli acquirenti che a quella dei venditori.
La famiglia Cirillo Farrusi, però, aveva a sua volta impugnato le conclusioni dell’incidente probatorio, ritenendo che il perito non abbia evaso alcune richieste di chiarimenti poste per iscritto.
