Caserta-Brindisi 70-57 (18-12; 34-12; 49-43; 70-57)
JUVE CASERTA. Chatfield ne, Maresca 8, Jonusas 15, Mordente 17, Marzaioli, Sergio, Akindele 6, Wise ne, Tomasiello 3, Michelori 6, Cefarelli 4, Jelovac 11. All. Sacripanti.
ENEL BRINDISI. Robinson 11, Reynolds ne, Formenti ne, Milosevic 2, Fultz 16, Pacella ne, Zerini 2, Gibson 8, Nikolaidis 7, Rosato 5, Preite ne, Grant 4. All. Bucchi
Arbitri: Caiazza (Arzano), Di Francesco (Teramo), Calbucci (Pomezia).
Brindisi chiude quarta il torneo di Trani, ma coach Bucchi non ha motivi di arrabbiarsi con la squadrA. Piuttosto, riflette con una punta di amarezza su una stagione partita troppo presto, mentre le nazionali tengono lontani giocatori importanti: “In questo modo – dichiara a fine gara – non è vera preparazione quella che stiamo facendo. Ci toccherà ripartire ogni volta e così non è facile”. Oltre tutto, l’Enel continua a fare i conti con le assenze per infortunio di gioatori importanti e, quindi, davvero i caratteri del cartello “lavori in corso” sono cubitali.
La cronaca. Sono le triple di Jonusas a fare la differenza nel primo quarto: le sue due bombe consentono a Caserta di fare il break e rappresentano proprio i sei punti di vantaggio della Juve al termine della prima frazione. Brindisi meglio nel collettivo rispetto alla serata precedente con Montegranaro, ma anche Caserta pare cresciuta dal derby perso con Avellino.
Il secondo quarto non si discosta dal primo, ma Caserta trova anche il valore aggiunto dell’ottimo Cefarelli, uno dei giovani più brillanti del torneo. Brindisi, dal canto suo, vive soprattutto delle solite fiammate dei suoi assi, Gibson e Robinson.
Nel terzo quarto sono cinque punti consecutivi di Jelovac a fare arrabbiare Bucchi, che chiama subito timeout. La reazione della sua squadra si fa sentire, perché Brindisi continua a crederci e, nel finale della frazione, rosicchia anche qualcosa e tiene la gara ancora aperta: 49-43 al 30’.
Frazione finale con una bella accelerazione di Brindisi nella parte centrale, favorita da una fiammata del bravo Rosato, che prima salva una palla già uscita e poi finalizza la stessa azione on una tripla. Poco dopo, però, risponde da lontano Maresca. E proprio la zampata dell’ex è quella che fa calare il sipario sulla sfida.
Avellino-Montegranaro 65-61 (22-22; 31-28; 50-47; 65-61)
SCANDONE AVELLINO. Warren 9, Biligha, Navraìdes, Richardson 11, Spinelli 7, Salàfia ne, Hardy 12, Crow 4, Oragovic 5, Iurato ne, Johnson 6, Ebi 11. All. Valli.
SUTOR MONTEGRANARO. Steele 7, Cinciarini 14, Panzini, Perini, Slay 7, Piunti ne, Campani, Di Bella 6, Mazzola 4, Johnson, Andrews 7, Burns 14. All. Recalcati.
Arbitri: Weidmann (Campobasso), Sahin (Messina), Sabetta (Termoli).
Grande intensità, ritmo, spettacolo. Il primo quarto della finalissima mostra un basket di altissimo livello grazie alla disponibilità di entrambe le squadre a ricercare la circolazione e la palla sotto. Ne viene fuori una partita gradevolissima in cui tutti fanno la loro parte.
Cala inevitabilmente il ritmo nel secondo quarto, il cui risultato finale di 9-6 testimonia quanto le squadre, partite a mille nella prima frazione, abbiano tirato il fiato nella seconda.
Si riprendere a correre nel terzo quarto e l’equilibrio continua a regnare sovrano: Avellino non va mai oltre i tre punti di margine, Montegranaro al massimo la sopravanza di uno.
La partita va avanti punto a punto fino alla fine, anche se è quasi sempre Avellino a condurre. Nell’ultimo minuto la squadra campana sciupa due rimesse sulla pressione a tutto campo di Cinciarini e compagni, ma Montegranaro sbaglia i tiri che l’avrebbero rimessa in partita e, così, fra gli applausi, la sfida termina e la Scandone porta a casa il meritato trofeo.
