La notizia della chiusura de "La Maria del porto" è confermata, ma negli ambienti culturali più d’uno lo sapeva da tempo. Dacia Maraini, alcuni giorni fa, aveva personalmente inviato un messaggio scrivendo così: «Sono profondamente dispiaciuta, perché questo è stato un riferimento per l’intera cultura italiana».
Ieri pomeriggio siamo stati in libreria ed abbiamo incontrato la titolare, Rosanna Gaeta, per un'intervista della quale vi rendiamo un'anticipazione. L'intero resoconto apparirà sul nuovo numero de «Il giornale di Trani», in uscita sabato prossimo.
Perché questa dolorosa chiusura?
Il motivo principale è l’impossibilità di dedicare alla libreria tutto il tempo che merita, giacché l’organizzazione dei «Dialoghi di Trani pesa, sostanzialmente, sulle spalle mie e di altre tre persone e, francamente, la loro preparazione è particolarmente gravosa per quanto grossa è diventata la manifestazione.
Quindi non saremo in presenza di un problema di carattere economico.
C’è anche questo, ma non è quella determinante. Infatti, i locali sono i miei e, quantunque i margini di guadagno fossero minimi, la libreria avrebbe potuto proseguire l’attività. Ma il problema centrale è quello dei grandi editori, a partire da Feltrinelli e Mondadori, che favoriscono le librerie di catena a discapito di quelle indipendenti, come la nostra, che in tutta Italia stanno chiudendo.
Ma una libreria che chiude è un colpo al cuore del patrimonio culturale di una città.
Purtroppo è così, a prescindere del tipo di libreria. Ricordo, per esempio, la chiusura della mitica libreria Seeber, a Firenze, alcuni anni fa. Ovviamente la nostra decisione è stata ponderata e non poco sofferta, sopratuttto perché la nostra ha provato ad essere una libreria di ricerca e proposta. E questo ha ulteriormente complicato le cose.
