«Da anni compiamo sacrifici di ogni tipo per riportare in auge l’ebraismo in città. Ebbene, a fronte a tutto questo, ci sentiamo sempre più inermi ed indifesi quando, quasi quotidianamente, la nostra sinagoga diventa preda dei grafomani».
Lo sfogo di Francesco Lotoro, responsabile culturale della comunità ebraica di Trani, è molto duro. Il fenomeno, infatti, non è nuovo e, soprattutto nel 2009, aveva raggiunto un vergognoso apice. Oggi le scritte sono meno evidenti, ma numerose e sempre più indici di un decadimento culturale dei giovani veramente preoccupante. Non ve ne sono con lo spray, ma i pennarelli sono indelebili e, per rimuoverli, anche questa volta, si dovrà chiamare qualcuno che lo faccia di mestiere.
Nel giorni precedenti a «Lech Lechà», la grande manifestazione ebraica tenutasi all’inizio di settembre in dieci comuni pugliesi, con Trani città capofila, gli ebrei della locale comunità hanno dovuto usare solventi e tanto olio di gomito per rimuovere, sebbene parzialmente, imbarazzanti scritte impresse con pennarelli rossi e blu sui primi scalini d’accesso alla sinagoga: le tracce, peraltro, sono ancora presenti oggi. Sulla sommità della stessa scalinata, poi, i tanti piccoli messaggi amorosi disseminati qua e là. Uno di questi, per staccarlo dalla massa, è stato scritto da qualcuno che si è preso la briga di salire in piedi sul parapetto della rampa, sfidando il vuoto.
La condanna del comunità ebraica è ferma, ma include anche un appello alla vigilanza di questi beni sacri ed una nuova raccomandazione, alla Soprintedenza, per realizzare un progetto che, già proposto e respinto tre anni fa, oggi torna d’attualità: un cancello protettivo da installare ai piedi della scalinata.
